Il giallo sulla morte di Manuel: arrivano i carabinieri del Ris

24 Marzo 2021

Si cercano risposte dagli accertamenti sull’auto ritrovata in campagna e sul cellulare della vittima Secondo quanto emerso dall’autopsia il giovane era privo di sensi quando è caduto nel canale

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Quando è caduto in acqua Manuel Di Nicola era già privo di sensi. È quanto trapela dall’autopsia eseguita dalla dottoressa Simona Ricci sul corpo del 33enne di San Benedetto dei Marsi ritrovato in un canale del Fucino sei giorni dopo la sua scomparsa. L’esame eseguito sabato scorso dal medico legale incaricato dalla Procura non ha stabilito l’esatta causa del decesso gettando ombre sulla tragica fine del giovane, padre di un bimbo di nove mesi.
Manuel Di Nicola è caduto accidentalmente nel canale quando era ancora vivo morendo per annegamento oppure il suo corpo già privo di vita è stato gettato nell’acqua da qualcuno? Sulle indagini – nei prossimi giorni è atteso anche l’arrivo del Ris – c’è il massimo riserbo soprattutto alle luce dei dubbi che l’autopsia non ha sciolto. L’unica certezza, al momento, è che la morte è avvenuta la stessa sera della sua scomparsa. Intanto nei prossimi giorni sono attesi gli esiti dell’esame chimico-tossicologico determinanti per poter stabilire lo stato psico-fisico in cui la vittima si trovava al momento della caduta nelle acque del canale della Cintarella. In seguito alle conclusioni del medico legale il magistrato, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo al momento contro ignoti, ha predisposto ulteriori accertamenti per risolvere il caso che oramai ha assunto i contorni di un giallo, il terzo del Fucino nel giro di due anni. Titolare del fascicolo è il pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato che coordina le indagini portate avanti dai carabinieri della Compagnia di Avezzano al comando del capitano Luigi Strianese. Ed è atteso l’arrivo in settimana degli uomini del Raggruppamento investigativo scientifico (Ris) per approfondimenti sulla Fiat Punto bianca e sul cellulare della vittima ancora sotto sequestro.
Sui tabulati telefonici sta lavorando il nucleo operativo e radiomobile agli ordini del tenente Bruno Tarantini. Quando si è allontanato l’autotrasportatore indossava una camicia celeste e un paio di pantaloni grigi. Non aveva né un soprabito, né il cellulare. Nelle sue tasche è stato trovato solo un accendino. Secondo le testimonianze raccolte, domenica 7 marzo prima di sparire Manuel aveva pranzato a casa dei suoceri per festeggiare il battesimo del figlioletto. Intorno alle 20.30 ha detto alla moglie, Marianna Santilli, che sarebbe andato a fare una doccia a casa allontanandosi a bordo dell’auto del suocero.
A far scattare le ricerche è la denuncia della donna presentata, però, solo nel tardo pomeriggio di martedì ai carabinieri di San Benedetto. La Fiat Punto è stata ritrovata dopo due giorni in aperta campagna tra San Benedetto e Cerchio, con le chiavi inserite nel quadro e le ruote impantanate nel fango. Elementi che avevano spinto gli investigatori a ipotizzare che il giovane si fosse incamminato a piedi in quelle campagne per poi cadere nel canale a causa del buio pesto. Una ricostruzione che non ha mai convinto i genitori del 33enne, Pasqualina e Antonio Francesco, e nemmeno la sorella Domenica, assistiti dall’avvocato Roberto Verdecchia. I familiari chiedono che venga fatta luce anche sul fatto che l’auto ritrovata fosse in località Vitellino sin dalla sera della scomparsa. Il corpo di Manuel Di Nicola è stato ripescato sabato 13 marzo dai sommozzatori. Ma per la restituzione della salma, vista la necessità di approfondire le indagini, c’è ancora da attendere.
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