Il gip: «Istinto bestiale e può ripetere il reato»

5 Febbraio 2021

Queste le motivazioni alla base della decisione sulla misura cautelare più grave Il giovane in carcere riceve la visita dell’avvocato, ma non può incontrare i familiari

L’AQUILA. «L’indagato deve stare in carcere in quanto può commettere nuovi reati della stessa specie, in preda a incontrollati istinti bestiali e con estrema violenza sulle persone». Questi i motivi per i quali, nella parte finale dell’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella ordina l’arresto di Gianmarco Paolucci, di 25 anni, con l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante dell’aver agito per futili motivi e dell’aver adoperato crudeltà verso la vittima per il particolare accanimento evidenziato dal numero e la violenza dei colpi inferti e dalla pluralità dei mezzi offensivi utilizzati”. La pena minima edittale prevista per chi si rende colpevole di omicidio volontario è di 21 anni di carcere. Il giudice ritiene, inoltre, che «il delitto, pur nell’incertezza del movente, risulta sfogo di un impulso violento, palesemente sproporzionato rispetto a qualsiasi eventuale offesa o torto subìto» e «la condotta – e in particolare il numero dei colpi inflitti, per gran parte quando la vittima era ormai fiaccata dalle perforazioni polmonari, e la pluralità degli strumenti usati, riscontro palese del carattere volontario dell’azione, oltre che della coscienza e volontà dell’evento – risulta vistosamente eccedente rispetto alla normale causalità». Lo stesso gip parla anche di «spiccatissima inclinazione a delinquere» e di «falso alibi fornito» in riferimento alla condotta dell’indagato.
IN CELLA. Per il giovane, incensurato, l’esperienza della detenzione in carcere si sta rivelando particolarmente dura, come riferisce il suo avvocato difensore, Mauro Ceci, che nella giornata di ieri lo ha incontrato nella casa circondariale di Frosinone. A causa della pandemia da Covid-19 il giovane si trova in una cella in isolamento e finora, aggiunge il suo legale, non può incontrare nessuno a parte l’avvocato. Un’istanza per ammettere alle visite i familiari è stata presentata in sede di interrogatorio di garanzia, contestualmente alla richiesta di una misura meno afflittiva per il giovane macellaio, quella degli arresti domiciliari. Il giudice si è riservato di decidere entro cinque giorni dal deposito dell’istanza. «Il mio assistito non sta bene», ha detto l’avvocato Ceci.
LE INDAGINI. Quanto all’ipotesi del presunto allargamento dell’indagine ad altre persone, al momento non sono emersi elementi in tal senso. Non sono state repertate, infatti, tracce di altre persone sul luogo del delitto né si evidenziano elementi che possano far pensare a ulteriori coinvolgimenti.(cr.aq)
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