Il grazie di una figlia ai medici «Per mio padre cure amorevoli»
L’AQUILA. La lettrice Lucia Di Virgilio ha scritto al Centro per esprimere il suo ringraziamento a quanti hanno curato il padre.«Il mio papà non c’è più e adesso voglio fare i nomi di tutte quelle...
L’AQUILA. La lettrice Lucia Di Virgilio ha scritto al Centro per esprimere il suo ringraziamento a quanti hanno curato il padre.
«Il mio papà non c’è più e adesso voglio fare i nomi di tutte quelle persone che, a vario titolo, hanno contribuito a regalarci almeno altri 5 anni della sua presenza. Voglio parlare della buona sanità (ignorando fenomeni di malasanità in cui papà purtroppo si è dovuto imbattere), e cioè di tutti quei professionisti che operano con dedizione e umanità per migliorare e spesso salvare la vita degli altri. Voglio ringraziare la dottoressa Mariapia Iovenitti e il dottor Antonio Matani di Geriatria/Lungodegenza insieme alle infermiere e agli operatori socio-sanitari che ci hanno assistito in quest’ultimo mese. Quindi il dottor Pietro Scarpelli che, grazie a un intervento magistrale, ci ha regalato quest’ultimo anno. Determinante anche la cura e la professionalità dell’infermiere Sergio dell’Adi. Grazie a lui, alla fisioterapista Alessia e ai ragazzi della Misericordia, in particolare a Gianfranco per la sua amicizia. Ma non finirò mai di ringraziare il Centro Dialisi, diretto dalla dottoressa Marilena Tunno dove da marzo del 2012 mio padre è stato seguito e curato con scrupolosa attenzione e capacità professionale da medici e infermieri. Un ringraziamento particolare alla dottoressa Anna Innocenzi che ha sempre dimostrato attenzione puntuale, notevole competenza e profonda umanità. Infine, ma non per ultima, voglio ringraziare la dottoressa Cesira Ciccone. Grazie alla sua perspicacia, preparazione, competenza e prontezza di intervento nel 2012 ha salvato la vita a mio padre ben 3 volte, e ha continuato a seguirlo in dialisi concedendoci di godere ancora della sua presenza per 5 anni. Purtroppo mio padre non ce l’ha fatta più a resistere, ma ho la serenità di credere che tutto il possibile è stato fatto».

