Il Gssi realizza un telescopio pionieristico

13 Settembre 2020

Sarà più sensibile degli strumenti in funzione e permetterà di osservare stelle di neutroni e buchi neri

L’AQUILA . È stato presentato al Forum strategico europeo per le infrastrutture di ricerca (Esfri), il progetto ET, acronimo di Einstein Telescope, un osservatorio pionieristico di terza generazione per le onde gravitazionali. Il consorzio internazionale, a guida italiana, vede una significativa presenza e partecipazione del Gran Sasso Science Institute.Jan Harms e Marica Branchesi siedono infatti nella cabina di regia che ha presieduto alla stesura della proposta, mentre il rettore del Gssi Eugenio Coccia è il coordinatore del gruppo di lavoro dell’Istituto nazionale di fisica nucleare per il sostegno internazionale al progetto ET. Alla parte scientifica ha contribuito anche Stefan Grimm che sottolinea così le potenzialità di questo nuovo strumento: «ET ci consentirà di rispondere a domande decisive nel campo dell’astrofisica, della cosmologia e della relatività generale: ci darà informazioni che potranno tanto convalidare le nostre teorie quanto rivoluzionarle completamente, aprendo nuove prospettive per future ricerche». Arrivato all’Aquila dalla Germania, Grimm è stato chiamato a calcolare la capacità di ET di localizzare diverse sorgenti di onde gravitazionali. «Essere testimoni di un progresso scientifico e tecnologico di questa portata è davvero emozionante», afferma. Einstein Telescope sarà molto più sensibile dei rivelatori attualmente in funzione: i due Advanced LIGO di Livingstone e di Hanford negli Stati Uniti e Advanced Virgo a Cascina, in provincia di Pisa. ET potrà infatti osservare stelle di neutroni e buchi neri in tutto l’universo, permettendo così di percorrere a ritroso la storia del cosmo fino ai suoi primi istanti di vita.
Il consorzio promotore del telescopio intitolato ad Albert Einstein conta al suo interno circa 40 istituti di ricerca e università di diversi paesi europei. Forte della sua lunga tradizione scientifica nel settore della rivelazione diretta delle onde gravitazionali, l’Italia è alla guida del gruppo di nazioni che hanno presentato la proposta ed è candidata a ospitare questa infrastruttura all’avanguardia. Il sito individuato in Sardegna, tra i comuni di Lula, Bitti e Onani, si è dimostrato infatti il più adatto per l’installazione, in virtù del basso rumore sismico e antropico. La sua candidatura è supportata da Infn, coordinatore del progetto insieme agli olandesi di Nikhef, Istituto nazionale di astrofisica e Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il nuovo rivelatore gravitazionale comporterà un investimento infrastrutturale di almeno un miliardo e mezzo di euro. In fase di costruzione porterà lavoro a più di 2.500 persone e sul lungo periodo il progetto mira alla creazione di un grande polo scientifico di valore internazionale, destinato ad attrarre nuove risorse da investire nella scienza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.