Il linguaggio bellico e l’importanza del Latino e del Greco

1 Aprile 2017

Terza edizione di Epistemai sui discorsi di esortazione dei generali Giardina: le lingue antiche colonna portante della nostra cultura

AVEZZANO. In occasione della terza edizione di “Epistemai” è stato proposto dal liceo classico Tasso di Roma un convegno e un Certamen aventi per tema la res militaris, ossia i discorsi di esortazione con i quali i generali si rivolgevano ai propri eserciti. Durante l’evento sono stati analizzati numerosi testi con particolare riferimento al linguaggio bellico greco e romano; successivamente, si è svolto un excursus temporale fino a giungere a considerazioni sul concetto di guerra e pace nel Seicento. Tra le scuole che hanno aderito al progetto vi è anche il Liceo Classico Alessandro Torlonia di Avezzano. Le classi I B, II B, III B, III C, II D, coordinate dalle professoresse Carusi, Cosimati, Masci e Tibaldi, hanno illustrato alla platea una presentazione sulla retorica militare nell’antica Grecia. Nel pomeriggio, invece, gli studenti hanno assistito a interventi da parte di emeriti professori universitari, i quali hanno approfondito gli argomenti trattati nella mattinata. Tra questi il presidente dell’Istituto italiano per la storia antica, Andrea Giardina, storico palermitano nato nel 1949 e specializzato in storia sociale, amministrativa e politica del mondo romano e della sua fortuna nei tempi moderni.

Il Professor Giardina, laureato nel 1970 nella facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma, ha insegnato nelle università di Chieti, Firenze, Palermo, Bari e Parigi ed è attualmente insegnante alla Scuola Normale superiore di Pisa e Firenze dove dirige il Laboratorio Saet (Storia archeologia epigrafia tradizione dell’antico), nel 2013 ha ricevuto la medaglia d’oro dell’Associazione italiana di cultura classica.

Professor Giardina, molti studiosi antichi e moderni hanno considerato la storia “Magistra vitae”. Cosa si può imparare dallo studio del passato?

«Io credo che la storia insegni molto, ci abitua a coltivare il senso della differenza, gli uomini in passato hanno fatto le loro scelte e conoscerle dovrebbe aiutarci a calibrare le nostre. La storia ci porta a ragionare al plurale, a vivere la profondità cronologica».

Il mito di Roma oggi è solo una favola affascinante o può essere ancora per alcuni aspetti un modello per la nostra società?

«Il mito di Roma esisteva già per i Romani, ma è un mito al quale hanno fatto riferimento tutte le epoche, molti hanno provato a ripeterne la grandezza. I miti contemporanei sono per lo più invenzioni, non si va più alla ricerca della Roma autentica, ma non c’ è da scandalizzarsi, è comune infatti che si reinventi il passato. Io escluderei che il modello di Roma possa essere nuovamente riprodotto».

Nell’antica Roma il valore unificante era quello dell’appartenenza civica. Oggi quest’ideale è ancora vivo nella nostra società?

«Io penso di sì, Cicerone dice che due sono le patrie, quella in cui si nasce e cresce e quella per cui si muore. Questo è un esempio dell’importanza che la città aveva per gli antichi, raramente si parlava di regioni poiché era l’appartenenza cittadina ad essere più sentita. In un certo senso tutt’ora si può parlare di legame con la città, sebbene si sia affermato il concetto di nazione».

Negli ultimi anni sono state avanzate diverse proposte di riforma del Liceo Classico che darebbero più spazio a materie quali l’economia l’informatica e l’inglese a discapito dell’insegnamento del Latino e del Greco, che ne pensa?

«Sarebbe assurdo dire di no alle innovazioni, al progresso, ovviamente riforme di questo genere andrebbero a discapito del Greco e del Latino. È sbagliato pensare che il Latino sia una lingua morta, è la colonna portante della nostra cultura, aiuta lo sviluppo della mente, lavorare sulle parole è sempre una bellissima esperienza, lavorare su lingue che sono il nostro passato è un’esperienza essenziale.

Chiara Mezzoni

Vincenzo Salutari

Antonio Santucci

Maria Pelliccione

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