Il Liri rende omaggio a Piero Terracina

9 Gennaio 2020

L’associazione di Civitella Roveto ricorda il sopravvissuto all’Olocausto recentemente scomparso 

CIVITELLA ROVETO. Commosso ricordo dell’Associazione culturale “Il Liri”, presieduta dal generale Mauro Rai, di Piero Terracina, da poco scomparso. Era uno degli ultimi sopravvissuti ad Auschwitz e per due anni consecutivi ha partecipato al Giorno della memoria. «Sono qui oggi», aveva esordito Terracina, rivolgendosi a tutti i ragazzi delle scuole della Valle Roveto nell’incontro avvenuto nel 2017, «per raccontarvi l’inferno. Non quello raccontato da Dante. Ma quello vero. Io ci sono stato. Avevo la vostra età. Quell’inferno si chiama Auschwitz». E con la voce rotta dalla commozione e dal dolore, oltre che dall’indignazione, Terracina aveva ripercorso i suoi anni spezzati. Aveva narrato la sofferenza per l’abbandono forzato degli studi, la tristezza per gli amici che lo avevano lasciato solo in quanto ebreo, la vita in una cantina per sfuggire ai rastrellamenti, i viaggi nei carri e nei treni, ammassati come animali. Il viaggio di Terracina verso la notte della ragione ebbe inizio nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali, che bandivano gli ebrei dalle scuole pubbliche e dagli uffici. Piero Terracina aveva 10 anni e frequentava la IV elementare. La deportazione insieme alla sua famiglia ad Auschwitz avvenne il 17 maggio 1944. «Scesi dal treno», aveva raccontato, «fummo disposti dalle SS in due file. Le donne a sinistra, gli uomini a destra. I bambini e gli anziani furono fatti salire sui camion e portati verso un boschetto, dove li attendeva la camera a gas. La mia famiglia fu smembrata. Io, insieme ai miei due fratelli fui portato in una baracca. Ci fecero spogliare e fare la doccia. Poi sull’avambraccio destro ci fu tatuato un numero. Il mio era A5506. Venivamo spogliati della nostra identità: eravamo solo un numero. Lavoravamo nel fango, scavando canali. Chi si ammalava finiva nella camera a gas. Il 27 gennaio 1945 l’Armata rossa ci liberò. Della mia famiglia mi sono salvato solo io. Avevo 17 anni e pesavo appena 38 chili. Ricordatevi ragazzi», aveva ammonito Terracina, «che il futuro è vostro. Spetta a voi impedire che tragedie, come quella che vi ho raccontato, si ripetano. Per questo occorre che serbiate la memoria di quanto accaduto, che è cosa diversa dal ricordo. Questo si esaurisce con le persone. La memoria invece è il filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro».
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