Il medico e letterato Lupacchini entra nella storia internazionale

L’AQUILA. Venanzio Lupacchini, medico e letterato aquilano del Settecento, entra a pieno titolo nella storia della medicina internazionale. È infatti uscito in questi giorni sulla rivista “Medicina...
L’AQUILA. Venanzio Lupacchini, medico e letterato aquilano del Settecento, entra a pieno titolo nella storia della medicina internazionale. È infatti uscito in questi giorni sulla rivista “Medicina Historica” un saggio in lingua inglese – scritto dal professor Luca Ventura, aquilano, paleopatologo e storico della medicina, dall’avvocato Loredana Ginevra Ianni, storica del diritto all’Università di Teramo in collaborazione con Alessandra Foscati dell’Università di Lovanio (Belgio) – per celebrare Lupacchini anche nel panorama scientifico internazionale.
CHI ERA. Lupacchini nacque a Collimento di Lucoli il 19 maggio 1730 da una famiglia di possidenti armentari. Dopo gli studi superiori nel collegio dei Gesuiti l’amore per la scienza lo condusse a Napoli dove studiò Medicina e lingua greca sotto la guida di docenti illustri. La sua formazione ebbe luogo in un secolo culturalmente brillante per la capitale del Regno, già permeata dalle idee dell’Illuminismo. Nel 1757 tornò all’Aquila per esercitare la professione medica trovando un ambiente meno avanzato e culturalmente e ancora molto “connesso” alla sfera ecclesiastica.
TRA L’AQUILA E ROMA. Nonostante l’iniziale ostilità, Lupacchini riuscì a ritagliarsi spazi più che decorosi in ambito professionale. Ebbe corrispondenza col grande anatomopatologo Giambattista Morgagni e seguì criticamente le dottrine del francese Jean Astruc e dell’olandese Herman Boerhaave, usando ad esempio estrema cautela nel somministrare il mercurio in caso di sifilide ossea consapevole che gli effetti collaterali risultavano di gran lunga più nocivi del morbo stesso. E non rinunciò a tatto e buonsenso quando a essere colpiti dalla malattia venerea erano rappresentanti del clero romano o aquilano. Nelle sue lettere si trovano consigli dietetici e prescrizioni sulla cura di emorroidi e malattie dentali.
LA MEMORIA. Di questo intellettuale rimase il ricordo per oltre un secolo e nel 1888 venne raffigurato tra gli illustri abruzzesi nel palazzo dell’Esposizione (Emiciclo) al pari del suo illustre paziente, il vescovo e storico Anton Ludovico Antinori. Le celebrazioni del secondo centenario della morte ne scongiurarono l’oblio, ma la figura di Lupacchini non fu mai sistematicamente indagata sotto il profilo storico-medico. Nuove ricerche furono intraprese nel 2016 proprio dal professor Ventura e dall’avvocato Ianni grazie alla disponibilità di Gianluca Marrocchi, all’epoca sindaco di Lucoli.
IL MISTERO DELLA MORTE. Nel giugno 1774 Lupacchini fu morso da un piccolo cane domestico. Nel luglio dell’anno seguente cominciarono a manifestarsi, inesorabili, i sintomi della malattia che lo avrebbe portato a morte, la rabbia. Lupacchini morì fra atroci sofferenze nell’ottobre del 1775, pianto da tutto il mondo culturale dell’epoca. Il suo corpo senza vita fu sottoposto ad autopsia e tumulato nella chiesa capoquarto di San Giovanni di Lucoli. La tomba è ormai sepolta dal cemento e dimenticata. La descrizione delle fasi terminali della malattia si deve alla pietosa mano degli amici fra cui Antinori. «Alcuni particolari appaiono però inesatti o poco verosimili», dice Ventura, «creando un alone di mistero». I ricercatori cercheranno di far luce anche su questo, con l’aiuto di Daniela Nardecchia, già direttrice dell’Archivio di Stato, che ha esaminato i documenti originali dell’autopsia. «A volte, l’instaurarsi di sinergie virtuose tra ricercatori indipendenti conduce a scoperte inattese, custodite nelle fonti d’archivio, patrimonio prezioso anche per la scienza», conclude Ventura.

