Il ministro Musumeci: «L’Aquila è un esempio»

Il richiamo sulla prevenzione: «Basta con il professionismo dell’emergenza» La visita nell’ambito della presentazione del Libro bianco dopo il sisma 2009
L’AQUILA. «C’è da fare l’ultimo miglio, e se non ci fosse stata la guerra tra Russia e Ucraina, la ricostruzione privata dell’Aquila sarebbe ancora più avanti». Sul tavolo all’ingresso dell’auditorium disegnato da Renzo Piano c’è un volume blu, pieno zeppo di numeri, grafici e tabelle, è il libro bianco sulla ricostruzione privata del cratere sismico 2009. Non è un romanzo, è un resoconto, scritto in un linguaggio informale e distaccato, che però racconta coi freddi numeri quello che per gli aquilani è stato un decennio di disperazione e speranza. Gli autori sono Marco Di Ludovico, Mauro Dolce e Andrea Prota, tre “esterni” alla ricostruzione. «Ed è meglio così», spiega Salvatore Provenzano, responsabile dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, «perché questa è una fotografia oggettiva».
il bilancio
Sul grande schermo passano decine di diapositive. Sul palco Provenzano (Usra), Raffaello Fico (Ufficio speciale ricostruzione del cratere), Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile e il sindaco Pierluigi Biondi. Il gruppo viene raggiunto dal ministro Nello Musumeci arrivato con un po’ di ritardo. Nelle diapositive c’è, blu su sfondo bianco, la situazione attuale della ricostruzione: schede parametriche parte prima elaborate, 99% del totale. Schede parametriche parte seconda elaborate, 84%. Un brivido corre tra il pubblico dell’auditorium costruito dopo il sisma. Ci sono esperti, amministratori, persone che in qualche maniera hanno avuto un ruolo nel dopo sisma. Persone tornate magari dopo anni e che affermano di avere «L’Aquila nel cuore». Poi, a spegnere gli entusiasmi, arriva anche una doccia fredda. La diapositiva della ricostruzione del 2022, quasi ferma rispetto a quella degli anni precedenti. Provenzano lo dice a chiare lettere: «colpa della guerra e dell’aumento dei prezzi. Difficoltà che abbiamo finalmente superato, e presto ricominceremo a correre». Dal palco si parla di “modello L’Aquila” per la gestione della ricostruzione dopo una catastrofe. Provenzano ricorda quando, dopo il sisma di Amatrice, alcuni dissero «Non faremo come L'Aquila». E invece il modello più volte evocato ha dimostrato di poter funzionare. Ma si può fare meglio. Lo spiega il capo della protezione civile. «Il Paese è maturo per una legge sui terremoti», ha detto Curcio a margine del convegno. «Il sisma 2009 ci ha insegnato cose che, partendo da un dramma, da una tragedia, saranno utili per il futuro». «Modello L’Aquila? A me non piace parlare quasi mai di modelli, ma il sisma del 2009 ha insegnato tante cose. Credo che quest’esperienza costituisca una base importante da cui poter lavorare per il futuro». Il passaggio dal sistema dell’emergenza gestito dalla Protezione civile a quello ordinario «ha fatto perdere 3 anni, e questo non deve più accadere», aveva detto Provenzano. Ed è stato questo uno dei problemi che ha bloccato la ricostruzione del Centro Italia dopo il sisma 2016. Lo ha spiegato Giovanni Legnini, che ha anche fatto il punto sulla ricostruzione di Campotosto, dove ieri mattina si è recato per la posa della prima pietra del nuovo edificio comunale. «Ciò che manca in questo momento è la capacità delle imprese di far fronte agli impegni: ci sono i progetti, ci sono le risorse, le procedure sono snelle, ci vogliono i lavoratori, gli operai, i tecnici, ci vogliono le attrezzature, ci vogliono i cantieri». «Quella di Campotosto è una ricostruzione particolarmente difficile», ha detto Legnini. «Ora l’Ufficio speciale Abruzzo è però in grado di dare il suggello definitivo a quel programma». Di «una città ferita, ma tenace» parla il ministro alla Protezione civile Nello Musumeci. «Un territorio che è stato lacerato, gravemente ferito, che ha pianto i suoi morti, ma che ha dimostrato grande perseveranza e grande tenacia. E questo, credetemi, non è un dato assai diffuso. Smettiamola, però, con il professionismo dell’emergenza: passiamo al professionismo della prevenzione», ha proseguito Musumeci, «della capacità di individuare dove sta la vulnerabilità del nostro territorio e intervenire subito, se non per eliminare, certamente per ridurre e mitigare il rischio». Servirebbe una legge sulle emergenze, chiedono i cronisti. «Ci stiamo lavorando», risponde il ministro, che per quanto riguarda il futuro di Giovanni Legnini, il cui mandato è in scadenza a fine anno, conclude che «non è tema di questa serata». «L’Aquila ha tanto da insegnare», ha detto il sindaco Biondi nel suo intervento. «Sull’Aquila si sono concentrate tante intelligenze, tante esperienze, si sono messe in gioco tante professionalità ed è giusto che tutto questo diventi materiale che possa risultare utile a chi dovesse trovarsi nelle nostre stesse condizioni».
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