«Il mio impegno per dare un senso al lutto»

Ecco il suo ultimo intervento in ricordo delle 309 vittime nel dodicesimo anniversario del terremoto
L’AQUILA. «Quella notte del 6 aprile credo che sia stata identica per tutti: restare a casa nonostante le scosse perché siamo stati rassicurati, molti sono stati colpiti nel sonno, proprio perché si sentivano tranquilli. Ci avevano detto che la terra più ballava e più buttava fuori energia, che non sarebbe mai accaduto un evento catastrofico. Poi invece alle 3.32 è accaduto». Così Antonietta Centofanti, meno di un mese fa, nel 12° anniversario del sisma, ricordava quei tragici attimi che costarono la vita a 309 persone. «I comportamenti sono stati identici per tutti, chi è riuscito ad uscire si è salvato, altri sono rimasti sotto le macerie», spiegava, «quello che è cambiato, dopo quella notte, sono le scelte che ciascuno ha compiuto per fare i conti con ciò che era accaduto. Io ho scelto di dare un significato a questo lutto terribile, di farne un’occasione di impegno sul fronte della rivendicazione della sicurezza in tutte le sue declinazioni». Da qui era partita la sua battaglia. «È nato il Comitato dei familiari delle vittime della casa dello studente e dopo un paio di anni abbiamo messo su una rete nazionale che raccoglie i famigliari delle vittime della ThyssenKrupp, della strage di Viareggio. Sono arrivate qui le mamme della Terra dei fuochi, che hanno perso bambini avvelenati dai rifiuti tossici che la mafia e la camorra seppelliscono in quel territorio», sottolineava, «ciascuno di noi ha scelto di fare un percorso di lotta, dando un significato al lutto, utilizzando quest’esperienza di dolore per fare in modo che queste tragedie non si verifichino più».
A quella ricerca di giustizia aveva legato la necessità della conservazione del ricordo delle vittime che si è cristallizzato nel Parco della Memoria. Uno spazio che lei, con il comitato, aveva chiesto di aprire al pubblico dopo la pandemia per farne un momento di piena condivisione cittadina.

