Il mistero della pistola: buttata o nascosta?

12 Settembre 2015

Setacciate le campagne della Piccola Svizzera alla ricerca dell’arma che ha ucciso l’ex pugile

TAGLIACOZZO. Che fine ha fatto la pistola? È questo uno dei principali interrogativi che avvolgono il delitto di Marco Callegari. Fin dal momento in cui i carabinieri sono arrivati sul posto, subito dopo la sparatoria, dell’arma non hanno trovato traccia.

I tre bossoli a terra sono emersi subito, ma la pistola non c’era. Gli interrogativi aumentano di ora in ora e anche le piste da seguire sono molteplici.

Ieri è stato eseguito lo stub (anche detto tampone a freddo) sulle mani e sugli indumenti di Pietro Catalano per verificare eventuali tracce di polvere da sparo. Per il momento, infatti, secondo i racconti del testimone chiave è lui il principale indiziato per l’omicidio di Callegari. Ma gli investigatori vogliono vederci chiaro e per questo attenderanno gli esiti dell’esame per aggiungere una tassello in più a quel puzzle ancora poco chiaro. Nella notte tra giovedì e venerdì, intanto, i carabinieri della compagnia di Tagliacozzo e i vigili del fuoco di Avezzano hanno setacciato tutta l’area intorno allo spiazzo del maneggio “L’arcobaleno”, dove è avvenuto l’omicidio, alla ricerca della pistola. Ispezionate anche alcune zone nei pressi dell’abitazione del 47enne, sempre alla Piccola Svizzera. La strada, i vialetti, i rovi e i prati limitrofi sono stati illuminati dalle fotoelettriche dei pompieri. Ma la pistola non si trova.

Le ipotesi restano tante. Catalano, che subito dopo l’agguato si è rifugiato in casa, potrebbe aver portato con sé la pistola e averla nascosta in qualche angolo dell’abitazione o del villaggio della Piccola Svizzera. Oppure potrebbe averla gettata nella vallata che costeggia la strada tra il maneggio e il Consorzio turistico. O addirittura averla consegnata nelle mani delle persone che erano con lui al momento della lite sfociata nell’omicidio.

Da un primo esame dei tre bossoli trovati a terra gli inquirenti ipotizzano che si possa trattare di una pistola automatica, forse calibro 9 o calibro 7.65. La stessa che Catalano la mattina del delitto aveva esibito davanti agli occhi di Callegari, con tutta probabilità per intimidirlo.

Della scomparsa dell'arma, come del resto di tutta la vicenda, per ora Catalano non parla. Ha scelto la strada del silenzio, fatta eccezione per le poche parole pronunciate subito dopo il fermo: «Non sono stato io a sparare».

Per i carabinieri, però, è fondamentale poterla trovare in modo da capire anche perché era in mano del 47enne e da dove proveniva. Le indagini proseguono senza sosta e i carabinieri continuano a non escludere alcuna pista per fare definitiva chiarezza.

Eleonora Berardinetti

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