Il monastero di San Marco riscoperto grazie al Cai

7 Gennaio 2015

Sono state eliminate erbacce e sterpaglie per riportare alla luce le antiche mura Per raggiungerlo bisogna percorrere il sentiero che conduce alle Gole di Celano

CELANO. Il monastero di San Marco alle Foci riscoperto grazie al lavoro dei volontari del Cai (sottosezione di Celano). L’operazione, durata alcuni giorni, ha richiesto il lavoro di diversi volontari del Cai, i quali hanno voluto riportare alla luce quello che resta di un edificio che in pochi conoscevano. Del monastero era rimasto visibile solo un arco che ne indicava l’ingresso, il resto era stato completamente ricoperto dalla vegetazione. Nel corso dei lavori, i volontari hanno riportato alla luce anche le mura che sostenevano l'edificio, che scendono per circa cinque metri poggiandosi sulla roccia viva a pochi passi dal rio Foce. Soddisfazione è stata espressa dal responsabile della sottosezione di Celano, Giuseppe Ruscio, che ha spiegato i dettagli del lavoro nel corso di una conferenza che si è svolta a Rocca di Mezzo alla quale hanno partecipato tra gli altri: il presidente del Parco Velino Sirente, Simone Angelosante, Riccardo Bruno, socio Cai che sta curando una ricerca sul monastero di san Marco, studio che ha portato, come lui stesso ha spiegato, a delle scoperte interessanti. Dal Cai hanno evidenziato come sia necessario che le istituzioni lavorino in sinergia con gruppi come il Cai per portare avanti iniziative di questo tipo. Il monastero di San Marco alle Foci si trova immerso nel verde delle gole di Celano a quota 1.160 metri. Il luogo di culto era retto dai monaci celestini, i quali verso la fine del 1300 si spostarono nell’edificio don Minozzi e nella chiesa di San Michele Arcangelo donati all’ordine religioso dal conte di Celano. Il monastero di San Marco è raggiungibile sia da Celano che da Ovindoli. In entrambi i casi bisogna percorrere il sentiero della traversata delle gole. Per chi parte da Celano la distanza da affrontare è di 5 Km, 3 invece da chi scende da Ovindoli.

Dante Cardamone

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