Il mondo della cultura dà l’addio a Colapietra Assenti le istituzioni

29 Aprile 2023

Monsignor Antonini: «Ci sentiamo dei nani al suo confronto» Palumbo (Pd) critica la mancanza del gonfalone comunale

L’AQUILA. «Verrà dimenticata la sua posizione spesso critica nei riguardi della nostra comunità e della sua classe dirigente, ma rimarrà la sua lunga passione d’amore per L’Aquila, come lui stesso tenne a definirla nel 2011. Rimarrà soprattutto la sua sterminata opera storica di studioso a cui noi abbiamo già attinto e continueremo ad attingere a piene mani. Di questa opera altri credo parleranno, noi qui ringraziamo il Signore di avercelo dato per 91 anni. Ci sentiamo dei nani al suo confronto, voglia il Signore della storia donare all’Aquila un altro Colapietra». Monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico e insigne studioso di architettura religiosa e urbana, ha voluto salutare così, per l’ultima volta, lo storico Raffaele Colapietra, scomparso giovedì mattina, nella sua abitazione appena fuori porta Castello. Numerosi aquilani, appartenenti soprattutto alla sfera culturale cittadina, hanno partecipato ieri pomeriggio, nella chiesa di San Silvestro, al rito funebre per il professore, che, assicura Antonini, «aveva manifestato il desiderio di ricevere da noi l’estremo saluto qui, in questa storica, suggestiva, architettura sacra aquilana, molto tempo prima che i lavori di ricostruzione fossero terminati e che la chiesa fosse riaperta al culto e alla nostra fruizione estetica». Tra gli altri, lo storico Maurizio D’Antonio, lo studioso e giornalista Goffredo Palmerini, la docente universitaria Silvia Mantini, il presidente della Deputazione di storia patria negli Abruzzi, Fabrizio Marinelli, l’ex presidente Paolo Muzi, molti deputati come Fulvio Giustizia e Giovanni Santucci. C’era inoltre la direttrice dell’Archivio di Stato, Marta Vittorini, l’ex direttore del Munda, Mauro Congeduti, e diversi rappresentanti della Soprintendenza.
È pesata, invece, l’assenza delle istituzioni cittadine, con cui Colapietra più volte si è scontrato.
Un’assenza (quasi in contraddizione con la scelta di allestire una camera ardente in memoria dello storico, ieri mattina, all’interno della sala Spagnoli del consiglio regionale) che non ha mancato di sollevare polemiche: «Protocollo istituzionale vorrebbe che alle esequie di persone la cui attività in vita abbia avuto per la comunità un profondo significato civile, politico o religioso, il Comune partecipi con il proprio gonfalone», ha commentato il consigliere d’opposizione in Comune, Stefano Palumbo (Pd), «l’assenza ai funerali di un personaggio della statura del professor Colapietra, non solo del gonfalone comunale, ma anche di un rappresentante dell’amministrazione, è purtroppo un emblematico segno dei tempi. Tempi davvero bui».
In occasione dell’ultimo saluto, Antonini ha anche voluto restituire alla città un volto inedito di Colapietra, che più volte si era definito un «cristiano cattolico, contrario all’ateismo» seppur spesso aveva contestato alcune posizioni della Chiesa. «Cerco fortemente di essere credente, vorrei essere ritenuto credente e sono tutto inclinato verso la fede», aveva dichiarato in un’intervista, «se c’è tuttora qualcosa che mi conforta è la fede».
«Mi aveva fatto pervenire attraverso un amico in comune cinque grandi agende sulle quali, con la sua ben nota, minutissima, calligrafia, aveva steso nel corso degli anni dei commenti personali, sostanzialmente filologici, ma non solo, sui quattro vangeli», ha raccontato Antonini, «aveva poi aggiunto, con il tramite di quest’amico, la seguente, inattesa e di certo sorprendente precisazione: qui, in questi scritti, sta il vero Colapietra».
Un altro volto di uno dei più grandi studiosi italiani, che certo L’Aquila, sua città natale e d’elezione, non deve dimenticare.
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