Il Morrone brucia da 11 giorni tra forte e guasti ai canadair

20 Agosto 2026

Incendio senza tregua. In avaria tre velivoli. Nuova visita di Marsilio e Scelli

SULMONA

Nessuna tregua per il monte Morrone, la sacra montagna di Celestino V che continua a bruciare ormai da undici giorni di fila. Un incendio che è stato probabilmente scatenato da un fulmine o un evento naturale, stando agli accertamenti effettuati dalla procura della Repubblica di Sulmona che per il momento ha escluso un'azione criminale. Tuttavia il rogo appare indomabile.

DUE FOCOLAI

Le forti raffiche di vento hanno riattivato ieri due focolai sul territorio comunale di Roccacasale proprio mentre il presidente della Regione Marco Marsilio, accompagnato dal direttore dell'agenzia regionale di Protezione civile Maurizio Scelli, perlustrava i luoghi dell'incendio con il fuoristrada dei volontari. Quella di ieri doveva essere una giornata campale, con il bulldozer dell'esercito che sta aprendo strade e sentieri inaccessibili e con gli otto operai boschivi che stanno dando manforte da terra. Alle ore 16, l'ora x che notoriamente fa registrare le folate di vento, tre Canadair su quattro hanno accusato un guasto e il vento ha alimentato le fiamme. Due i punti sotto osservazione: la parte alta della montagna vicino alla Valle dei Preti e il sentiero R3 che dal rifugio Puzzacchio porta al Colle della Crocella. «L'abitato è lontano. Abbiamo messo tutti in sicurezza», sottolinea il sindaco di Roccacasale Enrico Pace che aveva pre allertato 50 abitanti ma il rischio di una evacuazione rimane scongiurato. L'allerta rimane alta anche per i Comuni limitrofi. Pratola Peligna si è mossa sin da subito per mettere in sicurezza il sentiero del Colle delle Vacche con il super apripista del nono reggimento alpini mentre Corfinio guarda con apprensione alla sua storica faggeta.

DANNI INGENTI

A rischio c'è il sentiero degli Abeti Bianchi, l'area boschiva che dal 1600 rappresenta un elemento identitario per il Comune di Corfinio. Le fiamme sono molto vicine e in queste ore si sta facendo il possibile per mettere in sicurezza l'area. «Ci sono state delle pause dovute alle soste tecniche dei mezzi aerei. Siamo molto preoccupati», è il commento del vice sindaco di Corfinio Diego Mastrangelo. «Attualmente il faggeto non è stato colpito dalle fiamme che comunque sono al limite», conferma Luciano Di Martino, direttore del Parco Nazionale della Maiella. Al momento solo trecento gli ettari di bosco andati in fumo. Non sono state segnalate carcasse di animali. Messi in sicurezza due allevamenti con decine di pecore e bovini protetti dalle fiamme.

LINEE TAGLIAFUOCO

Intanto, gli addetti ai lavori hanno completato ieri le linee tagliafuoco per bloccare l'avanzata delle fiamme. Roccasale, in particolare, sta ripristinando la famosa strada realizzata nell'incendio del 2017 che si trova sul sentiero R4 che collega il Beato Mariano al Colle delle Vacche. Linee tagliafuoco tracciate a fatica per la cattiva manutenzione del sottobosco. Particolare questo riscontrato anche da Marsilio e Scelli durante il sopralluogo in quota.

I NUMERI

Nella giornata di ieri hanno lavorato da terra sette organizzazioni di volontariato con 22 volontari e 8 mezzi, 8 vigili del fuoco con 5 mezzi, tra cui una kilolitrica e due Dos, direttori operazioni di spegnimento; in azione quattro canadair e due elicotteri. Tre dei quattro Canadair si solo fermati nel pomeriggio. Sono stati 151 gli sganci effettuati dai mezzi aerei che hanno dato un contributo notevole per arginare le fiamme ma gli «incendi non si spengono dal cielo» ripete il direttore della protezione civile Scelli che rimarca di aver messo a disposizione tutti i mezzi possibili per gestire l'emergenza e salvaguardare l'abitato.

Il SOPRALLUOGO

Il presidente Marsilio, che lo scorso lunedì aveva tenuto un vertice nel corso del quale aveva chiesto aiuti a Roma, è salito sul pickup della protezione civile dal campo sportivo di Roccacasale intorno alle 14.50. Marsilio, con il direttore Scelli, ha verificato di persona lo stato del sentiero del Colle delle Vacche e toccato con mano la difficoltà di percorrere alcuni sentieri montani ancora inaccessibili. Il rientro alla base c'è stato poco prima delle 16. Qui il presidente della Regione ha salutato i volontari di protezione civile e i vigili del fuoco che hanno allestito la centrale operativa per coordinare tutte le operazioni.

ESCLUSO IL DOLO

Qualche “consolazione” arriva dagli inquirenti. Nel corso delle perlustrazioni effettuate dai carabinieri della compagnia di Sulmona e dai carabinieri forestali non sono stati trovati inneschi. È stato invece individuato il punto in cui è partito l'incendio che si trova nella parte alta della montagna in una zona difficilmente raggiungibile da qualsiasi piromane. Per cui, secondo la procura della Repubblica di Sulmona è probabile che l'incendio possa essere divampato da un fulmine e da un evento naturale a differenza di quanto avvenuto nel 2017 e nel 2023. All'epoca si trattava di un'azione dolosa.