Il nuovo progetto piace a tutti: è un bene che sparisca il “muro”

I giovani: anche viale Corrado IV diventerà più fruibile Unico neo il “trasloco” di alcuni residenti a Villa Gioia
L’AQUILA. In pochi sanno che il tratto di via Roma che sovrasta via Vicentini fino a ricollegare l’ingresso ovest della città con il suo centro storico è nato quasi per caso, da un cumulo di terra e detriti residuo di chissà quali vecchi lavori di inizio Novecento. È diventata così una spontanea via d’accesso al centro. Sparirà come anche il ponte di via Vicentini che fa ombra alla splendida Porta Barete. Il progetto di riqualificazione della zona Santa Croce/Porta Barete piace ai più; a esprimere le loro opinioni sono anche gli studenti universitari, che vivono tra i palazzi in ricostruzione e zone rosse itineranti cercando una vivibilità difficile e diversa da quella delle città “normali”. Lo dice Sara Di Felice, di Lanciano: «Sono contenta che sparisca il “muro” di via Vicentini che chiude il cielo e l’orizzonte su una città tanto bella», commenta osservando le immagini realizzate dallo studio di progettazione a cui è stato affidato il lavoro (Laq Architettura), «durante il primo anno di studio all’Aquila ricordo che mi colpì negativamente». Le fa eco la sua compagna teramana, Sara Di Domenicantonio, che abita in affitto in zona Santa Barbara, a poca distanza da via Vicentini: «Credo che anche via Corrado IV diventerà più fruibile, si potrà passeggiare senza avere lo stress del traffico e sparirà quel ponte che fa pensare a un raccordo autostradale». Anche gli aquilani cominciano a desiderare la loro città diversa dal passato. Certo, sempre «nel rispetto della sua storia e delle caratteristiche architettoniche, ma laddove si può cambiare benvenga», dice il pensionato Roberto Rossi, che ha seguito il dibattito sulla riqualificazione di Porta Barete e di Santa Croce con il suo strascico di polemiche per la necessità ravvisata dal Comune di dislocare un palazzo (il civico 207) per procedere alla riqualificazione. «È un progetto magnifico», dice Rossi. Parla di «occasione da non perdere» per la città del futuro il giovane professionista Matteo Gizzi, «perché una parte residenziale destinata a pochi, diventerà fruibile da tutti. Si deve, però, sempre rispettando i diritti dei residenti che, in questo caso, hanno visto spostare a Villa Gioia le loro abitazioni. È la dimostrazione che si può cambiare», conclude, «progettando non più involucri vuoti, ma luoghi da riempire di persone, che hanno bisogno di socialità». D’accordo anche la studentessa aquilana Sharon Malatesta: «È un bel progetto perché all’Aquila c’è bisogno di avere più aree vivibili, visto che quasi tutte si concentrano al parco del castello». Con un distinguo però: «Non trovo giusto che si sia dovuto spostare un intero palazzo». Per il videomaker Donatello Ricci «tutta la zona che da via Vicentini arriva a Santa Croce diventa finalmente a misura di famiglia e con meno smog». Far rinascere la città dopo il dramma della distruzione vuol dire «trasformare anche le menti di chi la vive», dice la titolare del negozio di prodotti biologici “Biokimya”, Sara Ciambotti. «La riqualificazione del quartiere di Santa Croce è un passo avanti verso la decementificazione».(m.g.)
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