Il Parco: non offrite cibo alle volpi perché le uccidete

4 Febbraio 2015

VILLAVALLELONGA. Vietato toccare cuccioli di volpe o altri animali selvatici in montagna perché significa condannarli a morte. L'appello arriva dall'associazione Dance factory production che lancia...

VILLAVALLELONGA. Vietato toccare cuccioli di volpe o altri animali selvatici in montagna perché significa condannarli a morte. L'appello arriva dall'associazione Dance factory production che lancia un appello ai tanti visitatori.

A partire dalla scorsa estate, infatti, sono stati avvistati numerosi cuccioli di volpe a Villavallelonga, all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, , in particolare nelle praterie in località Prati d’Angro e Vallone Ciafassa, vicino a un sentiero (R1) percorribile anche dai veicoli a motore.

Con il passare del tempo, in molti, inconsapevolmente e in assoluta buona fede, hanno approfittato del loro atteggiamento confidente per avvicinarli, accarezzarli, scattare foto e offrirgli cibo. Tali comportamenti si sono ripetuti durante tutti i mesi estivi come documentato anche dalle numerose fotografie che sono state pubblicate sui social network. Con l’arrivo della stagione invernale e con la comparsa della prima neve i volpacchiotti, spinti dalla fame e ormai abituati alla presenza e all’offerta di cibo da parte dell’uomo, si sono spinti giù per la valle fino all’abitato di Villavallelonga, rimanendo spesso uccisi in investimenti su strada. L’associazione, consapevole della gravità del fenomeno, in linea con la campagna di sensibilizzazione già avviata dall’ente Parco “Se mi tocchi mi uccidi”, vuole richiamare l’attenzione sul rispetto dei principi di correttezza comportamentale.

Con il patrocinio del Parco, ha realizzato il manifesto “Non avvicinare e non offrire cibo alle volpi, garantiamogli un futuro di libertà”, al fine di prevenire ed evitare il ripetersi di spiacevoli situazioni come quella attuale.

«L’offerta di cibo ad animali selvatici», spiegano dall'associazione, «per quanto possa essere considerato un gesto di bontà nei loro confronti, ne compromette l’istinto e la capacità di cacciare, arrivando persino a impedire la stessa sopravvivenza in natura». (p.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA