Il partigiano Malvestuto: «Il 25 aprile non si tocca»

21 Aprile 2020

Con un messaggio sui social l’ultimo ufficiale in vita della Brigata Maiella boccia la proposta di Fratelli d’Italia di mandare in soffitta “Bella Ciao”

SULMONA. «W l’Italia Libera e W la democrazia!». Si chiude così il messaggio sull’importanza di festeggiare il 25 aprile che Gilberto Malvestuto decide di affidare ai social per raggiungere i più giovani. Proprio come i suoi nipoti che lo aiutano a gestire la sua pagina Facebook, sempre aggiornata e piena di contenuti. Proprio come quello di ieri in risposta alla proposta di Fratelli d’Italia di sostituire “Bella Ciao” con la Canzone del Piave, ricordando i caduti di tutte le guerre e in ultimo quelli provocati dal Covid. Una critica molto dura quella dell’ultimo ufficiale in vita della Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana italiana decorata con medaglia d’oro. Contro «i detrattori del 25 aprile», Malvestuto – che pochi giorni fa ha compiuto 99 anni – si appella alle giovani generazioni.
«Il 25 aprile è servito anche a questo: a dare a tutti il diritto di parola», commenta pungente. «Anche quando la parola diventa un’eresia, come nel caso di questa fantasiosa proposta del senatore Ignazio La Russa». Nonostante i suoi 99 anni e il fatto che un paio di anni fa una frattura al bacino lo ha costretto su una sedia a rotelle, la mente resta viva e lucida come sempre. Proiettata al futuro e alle giovani generazioni. «Ognuno deve poter esprimere la propria opinione, senza la paura di essere raggiunti dalle violenze degli squadristi, senza l’angoscia di un confino politico e senza il terrore di scomparire ed essere uccisi», aggiunge il partigiano. «Emozioni che, per loro inconsapevole fortuna, i nostalgici di un’epoca che non hanno neanche vissuto non possono minimamente comprendere. W l’Italia libera, W la democrazia!».
Il monito di Malvestuto ai negazionisti della storia arriva forte e chiaro, come senza esitare dice la sua molto chiaramente sul paragone tra l’emergenza coronavirus e la guerra.
«La guerra è tutta un’altra cosa», ammonisce. «Questo paese ha vissuto momenti peggiori, tutto questo passerà di sicuro e allora dovremo dimenticare e andare avanti. Il prossimo anno avrò 100 anni, se Dio mi permetterà di arrivarci, ma io non voglio dimenticare la Resistenza. Come faccio a dimenticare quel ragazzo che morì accanto a me colpito da una raffica di mitra? Ed è morto per la Patria. Onorato dal fatto che vi ricordiate di me, ma ricordate soprattutto il desiderio di libertà che ci animava». Una libertà che per la prima volta dal Dopoguerra gli italiani si trovano a vivere in maniera limitata a causa del coronavirus.
©RIPRODUZIONE RISERVATA