Il Pd: «Noi, il partito delle regole»
Il presidente Benedetti e i casi di Sulmona, Teramo e Giulianova
L’AQUILA. «Non siamo un tribunale né la Santa Inquisizione, ma le regole vanno rispettate. Senza regole un partito non può esistere». Lo ha affermato il presidente della commissione regionale di garanzia del Pd Abruzzo Carlo Benedetti, alla sua prima uscita pubblica da quando, ad agosto, si è insediato alla guida dell’organo di controllo che ha il compito di vigilare sulla corretta applicazione dello statuto e del codice etico nonché sui rapporti interni al partito.
Benedetti, ex presidente del consiglio comunale dell’Aquila, ha inteso sottolineare il profilo più politico che la commissione ha assunto rispetto al passato, in linea con quanto Michele Fina aveva affermato qualche giorno dopo il suo insediamento ai vertici della segreteria regionale del partito: «In troppi ritengono il Pd un autobus su cui salire e da cui scendere a piacimento. In troppi ignorano non solo i princìpi del nostro statuto ma, più di fondo, l’idea che in un partito si milita per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale e locale e non per trarne beneficio individuale». In due mesi, ha evidenziato Benedetti, la commissione – composta da Lucio Ricci, Marco Savini, Sofia Napoleone, Benedetta Di Marzio, Guerriero Giannantonio, Giovanni Nanni, Gianni Chiacchia, Luigi Medori, Lucilla Calabria e Fabiana Costanzi – ha già compiuto tre importanti interventi. «A Sulmona, su un raggruppamento che continuava a spendere in modo illegittimo nome e simbolo del Pd. A Teramo, dove si è arrivati al commissariamento della federazione provinciale, con la nomina di Pietro Di Stefano, per sanare anomalie che riguardavano bilancio, iniziativa politica e accesso all’anagrafe degli iscritti. Infine a Giulianova, con la proposta di commissariamento dell’unione comunale». (ro.ciu.)

