Il Pd sparisce in consiglio Vacilla il patto con Casini

Di Rienzo dà l’ultimatum alla sindaca: «Scelte condivise o mi faccio da parte» Ancora veleni coi vertici provinciali. Piacente: «Sì a chiarezza, no a epurazioni»
SULMONA. Il Partito democratico non esiste più all’interno del consiglio comunale di Sulmona. Lo ha annunciato il capogruppo Antonio Di Rienzo, ieri mattina, nel corso di un incontro che ha sancito anche la divisione con gli altri due consiglieri ormai ex Pd, Bruno Di Masci e Fabio Ranalli. Ognuno tornerà a rappresentare la lista con la quale è stato eletto alle amministrative del giugno 2016. E ognuno si sentirà libero se appoggiare o meno l’amministrazione Casini. «Per quel che mi riguarda», ha detto Di Rienzo, «continuerò a dare fiducia, almeno fino a lunedì, quando ci sarà una riunione allargata della maggioranza, in cui si dovrà decidere se è come andare avanti. Di sicuro non sono disponibile a proseguire in questo modo. Entrare a far parte dell’amministrazione è stata una scelta pesante anche dal punto di vista personale, ma la stella polare che mi ha guidato è stato il bene della città. Non abbiamo preso incarichi, ma abbiamo accettato la sfida per aggredire quei problemi irrisolti da anni, come far partire il cantiere del Liceo classico, delle scuole e riorganizzare la macchina comunale. Non so se ci riusciremo, ma almeno per quel che mi riguarda ci proverò con tutte le forze. Una cosa è certa, ogni scelta dovrà essere condivisa, altrimenti già da lunedì potrei farmi da parte». Di Rienzo è passato quindi ad analizzare la burrascosa situazione all’interno del Pd annunciando querele nei confronti del segretario provinciale Francesco Piacente. Nel ripercorrere le tappe che hanno portato i democratici a spaccarsi in maniera fragorosa, con pesanti offese e cambi di serratura della storica sede di Corso Ovidio, Di Rienzo ha annunciato: «Sto scrivendo un promemoria che faremo recapitare alla direzione nazionale, dove spiegheremo per filo e per segno quello che è accaduto a Sulmona. E porterò Piacente anche in Procura per tutte le offese che mi ha fatto. Dare l’appoggio all’amministrazione Casini sarà stata anche una scelta politicamente sbagliata, cosa che non credo, ma le offese personali non le accetto da nessuno, tantomeno i comportamenti, come il cambio della serratura, che di democratico hanno ben poco».
«Il cambio della serratura era un atto dovuto», ha replicato nel pomeriggio Piacente, giunto a Sulmona con il neo parlamentare europeo Andrea Cozzolino, per incontrare il gruppo destinato a scalzare Bruno Di Masci, «non ostile verso nessuno. Il commissario aveva il dovere, anche per motivi di sicurezza, di fare questo passaggio. Il Pd è un partito aperto, recupera credibilità investendo sul rigore morale e anche sul radicalismo delle idee. Tengo a precisare che non ci sarà nessuna epurazione ma una fase di chiarezza. Il tesseramento è aperto».
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