Il Piemonte copia l’Abruzzo sulla gestione dei cinghiali

25 Gennaio 2019

SECINARO. Trasformare i cinghiali da flagello a risorsa e il Piemonte prende spunto dal Parco regionale Sirente Velino. Il progetto esportato dall’area protetta di Secinaro si chiama Wel Boar System,...

SECINARO. Trasformare i cinghiali da flagello a risorsa e il Piemonte prende spunto dal Parco regionale Sirente Velino. Il progetto esportato dall’area protetta di Secinaro si chiama Wel Boar System, ossia sistema di valutazione, monitoraggio e gestione del benessere animale dei cinghiali selvatici. L’iniziativa realizzata per la gestione di tutta la fauna selvatica, dato che l’eccessivo proliferare di cinghiali rischia di compromettere la presenza di tanti altri piccoli animali, prevede una collaborazione tra l’ente Parco guidato dal commissario Igino Cucchiarelli, l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo, Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, la facoltà di medicina dell’Università di Camerino e ha avuto un grande risalto nella rivista specializzata Piemonte parchi. «Il sistema», come riporta l’articolo a firma di Emanuela Celona, «esportabile anche in altri parchi e in contesti urbani dove i cinghiali imperversano, prevede il lavoro sul campo, lo scambio di dati e la ricerca negli ambiti di specifico e comune interesse, per ridurre il numero dei cinghiali e garantire i consumatori sulla salubrità delle carni». In questo modo si riesce a ottenere la salvaguardia dell’ambiente, delle risorse naturali, del benessere, la sanità degli animali domestici e la sanità pubblica. Il sistema elaborato all’ombra dei massicci dei monti Sirente e Velino ha portato alla realizzazione della prima filiera eco-sostenibile, controllata e tracciata delle carni degli ungulati, puntando soprattutto al contenimento della specie. A dare man forte al progetto la collaborazione del veterinario Giuseppe Cotturone e della biologa Paola Morini. «Un lavoro articolato e complesso nato dalla buona predisposizione di tutti gli enti coinvolti», ha evidenziato Cucchiarelli, «insieme siamo riusciti a elaborare un sistema che rappresenta un modello di eccellenza per la nostra regione e apre nuove prospettive per risolvere la problematica dei cinghiali».
In particolare, nell’area del parco Sirente Velino sono stati realizzati dei siti di cattura: ospitano delle gabbie e sono costantemente monitorate, anche con sistemi di fototrappole, per evitare che altre specie finiscano imprigionate. Di seguito i cinghiali catturati, ma solo quelli in buona salute tanto che i recinti per le catture sono registrati in Banca bati nazionale del Servizio sanitario nazionale, sono inviati al macello per la successiva commercializzazione. Inoltre, tutti gli animali catturati vengono identificati tramite un codice individuale, così come avviene in tutti gli allevamenti di animali domestici. In questo modo aumentano le garanzie per i consumatori che acquistano carne sicura e contribuiscono alla riduzione dei cinghiali.
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