Il pm: processate 9 furbetti del cartellino

Inizialmente i dipendenti comunali indagati erano 49 (poi scesi a 24). Diciotto quelli citati a giudizio dalla Corte dei Conti
SULMONA. Si sgonfia l’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza sui furbetti del cartellino che all’inizio creò tanto scalpore, finendo sulle cronache nazionali, proprio per il numero dei dipendenti coinvolti. Il sostituto procuratore Stefano Iafolla, titolare dell’inchiesta, del lungo elenco di 49 dipendenti comunali che secondo i finanzieri avrebbero violato le regole assentandosi dal posto di lavoro o timbrando la presenza al posto di altri colleghi, poi diventati 24 con relativo avviso di garanzia, ha deciso che solo per nove sono state raccolte prove a sufficienza per chiedere che vengano processati. Per gli altri quindici dipendenti raggiunti da avviso di garanzia, la procura chiederà l’archiviazione. Decisive sono state le memorie difensive presentate dagli indagati, soprattutto dai dipendenti comunali che lavorano nella sede decentrata dell’ex caserma Pace che hanno puntato tutto sul fatto che le assenze contestate non erano altro che spostamenti quotidiani necessari per raggiungere palazzo San Francesco, sede centrale del Comune. Spostamenti per servizio quindi, che non potevano essere segnalati, sempre secondo quanto sostenuto nelle memorie difensive, perché nel sistema marcatempo non era previsto un codice di riferimento che segnalasse le uscite per esigenze di lavoro. Codice che invece, il Comune ha provveduto a individuare subito dopo l’esplosione del clamoroso caso di assenteismo, dando in questo modo una mano ai dipendenti finiti nel mirino della Guardia di finanza.
Se l’inchiesta penale si chiude con la richiesta di rinvio a giudizio per nove dipendenti resta invece ancora al palo quella amministrativa. Dopo il mancato rinnovo della convenzione con l’agenzia dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, che doveva occuparsi di stabilire presunte colpe e responsabilità e relativi provvedimenti disciplinari dei dipendenti comunali coinvolti nell’inchiesta, sindaco e dirigenti ma soprattutto i membri del neonato ufficio disciplina del personale (ne fanno parte il segretario comunale Francesca De Camillis e i dirigenti Katia Panella e Amedeo D’Eramo) sembrano essersi preso una lunga pausa di riflessione. Al momento, infatti, non si hanno notizie di eventuali fascicoli aperti nei confronti dei dipendenti assenteisti o di quelli pescati a timbrare il badge (che vale la pena ricordare è strettamente personale), al posto dei colleghi. Anche perché l’altra inchiesta in corso, quella aperta dalla procura della Corte dei Conti si è già chiusa con la richiesta di citazione a giudizio di 18 dipendenti comunali ai quali è stato chiesto un consistente risarcimento che ora dovrà passare al vaglio dei giudici contabili.
Questi i nomi, con le rispettive richieste risarcitorie, dei dipendenti comunali citati a giudizio dalla Corte dei Conti: Marco Chiavari al quale viene contestato un danno erariale di 10.404,80, Patrizia Ciniglio (10.454,57), Rosanna D’Aurelio (10.208,72), Giovanni Del Signore (10.049,55), Armando Di Pietro (10.161,33), Antonella Di Placido (10.059,45), Sabrina Di Placido (10.212,40), Alessandro Ginnetti (10.254,80), Antonino La Porta (10.020,72), Rita Mastrangioli (10.512,75), Stefano Pezzella (10.815,69), Venanzio Piccoli (10.579,13), Mirella Santilli (10.057,45), Ivana Sfronsone (10.499,16), Anna Rita Spagnoli (10.337,75), Felicia Vanacore(10327,31), la dirigente del secondo settore Filomena Sorrentino alla quale viene contesta un danno erariale di 38.216 euro e l’ex segretario comunale Gianpaolo Santopaolo al quale la magistratura contabile ha chiesto un risarcimento di 70 mila euro.
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