«Il poliziotto tornerà a lavorare»: il giudice accoglie il primo ricorso

La decisione del Tribunale del riesame riguarda uno dei dieci agenti, era stato sospeso per otto mesi «Interrogatorio non valido». Ora si attendono le altre tre udienze per gli altri, dalla prossima settimana
SULMONA. Può tornare al lavoro il primo dei dieci agenti della polizia stradale sospesi da 8 mesi a 1 anno nell’ambito della maxi-inchiesta avviata dalla Procura di Sulmona. Lo ha deciso il Tribunale del riesame dell’Aquila che ha accolto il ricorso presentato da Paolo Di Loreto. Il poliziotto era stato sospeso dal gip del tribunale peligno per otto mesi.
La richiesta di reintegro, presentata dal suo avvocato, Augusto La Morgia, del Foro di Pescara, è stata accolta.
Sostanzialmente i giudici del Riesame hanno ribaltato la decisione del gip, sostenendo che «la difesa dell’indagato ha preliminarmente eccepito con l’atto d’appello la nullità dell’ordinanza impositiva della misura interdittiva per non essere stata preceduta da valido interrogatorio».
Il difensore di Di Loreto aveva infatti chiesto di poter estrarre copia integrale del corposo fascicolo, composto da 10 faldoni, prima dell’interrogatorio, ma la cancelleria ha fornito la copia dei soli primi quattro.
All’udienza fissata per l’interrogatorio di garanzia, durante la quale l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, la questione è stata sollevata, ma sul punto il gip ha omesso di pronunciarsi.
Il calendario dei ricorsi prevede altre tre udienze: lunedì 11, giovedì 14 e lunedì 18 settembre. Le accuse a vario titolo per i 10 poliziotti sospesi sono truffa e falso ai danni dello Stato, peculato, furto, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. Per i difensori si tratta di un provvedimento generalizzato che non tiene conto nemmeno di alcune condotte episodiche contestate che, in alcuni casi, farebbero venir meno la continuazione del reato secondo la tesi dei legali che hanno eccepito pure l’eccezione preliminare della competenza territoriale. Per il tribunale di Sulmona invece «gli accertamenti investigativi hanno consentito di ricostruire la sussistenza di un sistema seriale di condotte attraverso le quali un gruppo di agenti di polizia stradale, ha anteposto in modo ostinato e reiterato il soddisfacimento dei propri interessi personali al diligenti adempimento dei doveri istituzionali, in pregiudizio dell’intero sistema di sicurezza, prevenzione e soccorso della viabilità sul territorio di competenza».
In tre anni d’indagini, dal 2019 al 2022, svolte tramite intercettazioni ambientali e telefoniche, gps e telecamere, i poliziotti avrebbero abbandonato il posto di lavoro per dormire in auto o intrattenersi in alcuni esercizi commerciali mentre erano in servizio. Approfittando della propria posizione tre di loro avrebbero rubato beni di tenue entità patrimoniale in una stazione di servizio. Altri avrebbero inoltre utilizzato auto di servizio per fini privati e, sempre secondo l’accusa, avrebbero omesso di svolgere rilievi in un sinistro stradale e di prestare soccorso a un veicolo in panne.

