Il precedente degli animali seppelliti senza autorizzazione A giugno è scattata l’inchiesta sul canile di Noce Mattei

6 Settembre 2019

Nel mese di giugno un caso simile si verificó nel canile comunale di Noce Mattei. In quell’occasione furono rinvenute dai carabinieri forestali e dal personale della Asl diverse carcasse in una fossa...

Nel mese di giugno un caso simile si verificó
nel canile comunale di Noce Mattei.
In quell’occasione furono rinvenute dai carabinieri forestali e dal personale della Asl diverse carcasse in una fossa comune seppellite senza autorizzazione. Per quella vicenda è indagata, per il reato di smaltimento illegale di rifiuti speciali, Gabriella Tunno, che da diversi anni gestisce il canile. Una vicenda anche questa partita da un dettagliato esposto in cui veniva denunciata la pratica illegale.
Nel corso delle operazioni di scavo effettuate
in più giornate, erano state rinvenute diciotto carcasse di animali tutte nei punti indicati nell’esposto. Già nella prima giornata, erano state scoperte sette carcasse su due delle quali era stata rilevata la presenza del microchip identificativo intestato al Comune di Sulmona: degli animali non risulta che fosse stata data la comunicazione di morte. Nel corso delle indagini si è scoperto che la Tunno era già finita sotto processo per lo stesso reato.
Insomma, ci sarebbero due distinti procedimenti giudiziari per lo stesso reato
come spiega il legale della Tunno, l’avvocato Vittorio Masci: «Il procedimento in corso è relativo agli stessi fatti e alle stesse contestazioni di altro processo già incardinato dinanzi il tribunale di Sulmona e non rappresenta novità alcuna», spiega Masci. «L’equivoco può essersi generato poiché le due indagini sono state trattate da corpi di polizia giudiziaria differenti e magistrati diversi,
per cui ognuno ignorava quanto già fatto dall’altro. I processi saranno riuniti, anche se nel secondo procedimento sono in corso indagini volte ad individuare eventuali responsabili di quelle sepolture diversi dalla Tunno, che è chiamata a rispondere di tali fatti solo perché è a capo dell’associazione che ha in gestione il canile comunale». Insomma nella vicenda potrebbero finire coinvolte anche le due persone che nell’esposto si sono autodenunciate.(c.l.)