Il presidente del Tar: pochi giudici per tante cause post-terremoto

Realfonzo: siamo sempre sotto organico. Ianigro (sezione di Pescara): problemi organizzativi Gran parte del contenzioso riguarda case inagibili, sostituzioni edilizie dei Map, espropriazioni
L’AQUILA. Il terremoto continua a incidere negativamente sui tempi della giustizia: porta molto lavoro ma i giudici, pur molto alacri, sono pochi per smaltire il contenzioso. Lo hanno ribadito, per nelle loro diverse posizioni, il presidente del Tar dell’Abruzzo, Umberto Realfonzo, e la presidente facente funzioni della sezione staccata di Pescara, Renata Emma Ianigro, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tenuta all’Aquila. Per la prima volta si è trattato di una cerimonia unica per le due sedi.
QUI L’AQUILA. «Come se negli ultimi dieci anni non ci fossero stati diversi terremoti», ha detto Realfonzo, «la provvista di magistrati è stata sempre largamente al di sotto dell’organico di diritto. Nonostante le reiterate richieste dei miei precedessori, il numero dei giudici assegnati alla sezione è stato del tutto insufficiente a fronteggiare non solo i ricorsi pregressi, ma, soprattutto, il sopravvenire di un contenzioso, peraltro estremamente specialistico conseguente alla definizione del procedimenti relativi al terremoto: ad esempio la contestazione della classificazione delle inagibilità degli edifici, richieste di sostituzione edilizia dei Moduli abitativi provvisori, di destinazione urbanistica delle aree interessate agli insediamenti provvisori e procedure espropriative. Per il 2019, alle predette cause, si è aggiunta la necessità di assicurare la funzionalità della sezione di Pescara il cui organico, di fatto, si è ridotto a soli due magistrati». Diverso il discorso sul numero degli addetti amministrativi. «Posso affermare una volta tanto», ha detto il magistrato, «che l’organico della sezione principale è stato adeguatamente rinforzato». L’arretrato, comunque, è preoccupante, visto che si tratta di 2.031 ricorsi, ovvero vertenze che vanno dal 2011. «Se tali carenze sono state frutto di insufficienti assegnazioni di magistrati», ha detto ancora Realfonzo, «è evidente che tale arretrato si supererà solo con il pieno recupero dell’organico». Molto comunque è stato fatto. Si è cercato di dare corsie preferenziali a temi importanti come i ricorsi per l’ottemperanza alle sentenze di riconoscimento dei danni alla salute conseguenti alle trasfusioni di sangue. Tra le più importanti decisioni quelle riguardanti l’obbligo di rimozione dei manufatti realizzati all’Aquila nell’emergenza sisma. «Vanno rimossi e basta», ha commentato il presidente del Tar regionale. Un altro principio stabilito in sentenze poi confermate è quello per cui l’Università deve garantire la copertura dei posti disponibili delle facoltà di Medicina mettendo a disposizione dei richiedenti il contingente non coperto dalle domande degli studenti extracomunitari.
QUI PESCARA. La presidente della sezione staccata ha parlato di «disagio organizzativo in cui l’ufficio si è trovato a operare». «Gran parte dell’attività giurisdizionale», ha detto la presidente Ianigro, «è stata resa possibile grazie alla collaborazione dei colleghi del Tar dell’Aquila. Il collegio si è quindi trovato a operare con la presenza di due soli magistrati in servizio nella sede di Pescara e senza poter contare su prospettive di imminente copertura del quarto posto in organico in attesa dei non brevi tempi di espletamento dell’ultima procedura concorsuale». Male le pendenze. «Nella situazione generale», ha detto Ianigro, «delle pendenze degli uffici giudiziari della giustizia amministrativa aggiornata al 31 dicembre 2019 il Tar di Pescara risulta il secondo Tar d’Italia dopo quello di Perugia a presentare un incremento del 15,37 per cento dei ricorsi pendenti rispetto alla precedente rilevazione. Per la sede di Pescara pesa l’assenza del quarto componente previsto in organico, la cui presenza è determinante per l’incremento del carico di lavoro che ne conseguirebbe». Comunque i tempi di smaltimento non violano i limiti imposti dalla legge Pinto.
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