Il prete accoltellato: «Ho avuto paura»

Parla don Francesco: «Mi sono difeso, ho ferite anche alle mani. Mai problemi con Cellini. Ai fedeli chiedo di essere misericordiosi»
TRASACCO. È tornato a celebrare messa per ringraziare il Signore della «vita salvata». E assieme ai fedeli ha pregato per il suo aggressore «nella speranza che Dio gli dia la forza di guarire presto». Don Francesco Grassi, 56 anni, è ancora scosso per quanto gli è accaduto. Ma ha voluto tornare subito alle sue attività quotidiane. Giovedì intorno alle 17 è stato aggredito e ferito da Luigi Cellini, 77anni, pensionato di Trasacco, all’interno della basilica dei Santi Cesidio e Rufino. Il sacerdote, che è riuscito a uscire fuori e a chiedere aiuto ai carabinieri, è stato trasferito all’ospedale di Avezzano per le cure, mentre Cellini è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri di Trasacco. Attualmente si trova rinchiuso nel carcere di Lanciano con l’accusa di tentato omicidio.
IL RACCONTO
«Sono un pastore per il mio gregge e non intendo riposare», ha detto il sacerdote originario di Pescasseroli. Ieri ha accolto per tutta la mattinata i tanti fedeli che sono arrivati in canonica per salutarlo. Nel pomeriggio ha celebrato la messa. «A essere sincero sono un po’ frastornato e molto addolorato», ha raccontato il sacerdote, «è stato un qualcosa di inaspettato, mai ci avrei pensato. Sono stato aggredito all’improvviso e quando mi sono reso conto di quello che stava accadendo ho avuto una colluttazione. Ho avuto paura, ho tutte le mani piene di ferite, ma guariranno presto». Il parroco è stato colpito da Cellini con un coltello: i fendenti, per fortuna superficiali, lo hanno raggiunto al collo, al volto e alle mani. Sul posto sono arrivati subito i militari agli ordini del luogotenente Armando Croce e un’ambulanza con il personale dell’Avis che l’ha trasportato d'urgenza in ospedale ad Avezzano, dove è giunto anche il vescovo dei Marsi, monsignor Giovanni Massaro.
PAROLE PER L’AGGRESSORE
Secondo una prima ricostruzione, alla base dell’aggressione ci sarebbe la mancata elezione di Cellini nella confraternita della Madonna di Candelecchia. Il pensionato, che per anni ha lavorato negli ex Mercati generali di Roma, è molto devoto affezionato al luogo di culto. Cellini ha probabilmente ipotizzato che il risultato delle elezioni fosse stato influenzato da una mancata buona parola del parroco nei suoi confronti. E da qui la vendetta. «Cellini lo conosco bene», ha continuato don Francesco, «non ho mai avuto problemi con lui. Anzi, ci eravamo già incontrati, lo avevo ricevuto due volte in chiesa ma non avrei mai pensato a una possibile aggressione. Gli voglio bene, come gli ho detto, e spero che Dio gli dia la forza di guarire presto. Per lui ho solo due parole: misericordia e perdono. Invito anche i fedeli ad avere misericordia». Don Francesco ha ancora le mani fasciate, la prognosi è di 8 giorni. «L’affetto dei miei fedeli è stato importante», ha concluso il sacerdote, «li ringrazio di cuore. Oggi (ieri per chi legge, ndc) sono arrivati in tanti alla messa e ringrazio Dio per questo».
L’INDAGINE: C’è PREMEDITAZIONE
Cellini, dopo l’aggressione, è tornato a casa e ha atteso che i carabinieri andassero a prenderlo. Il parroco aveva fatto subito il suo nome e i militari nel giro di pochi minuti lo hanno fermato e arrestato. È stato confermato che l’arma ritrovata, un coltello da cucina, è quella utilizzata per colpire don Francesco. Il 77enne, difeso dall’avvocato Antonio Milo, è accusato di tentato omicidio. Il fascicolo è in mano al procuratore Maurizio Maria Cerrato. Viene contestata anche la premeditazione, visto che l’anziano si è portato dietro un coltello. Lunedì si terranno l’udienza di convalida e l’interrogatorio.
LA FAMIGLIA CHIEDE PERDONO
«Perdonate l’inqualificabile gesto di mio padre». È l’appello lanciato alla comunità di Trasacco dal figlio di Cellini, Adamo, tramite un post sul gruppo Facebook “Gazzettino trasaccano”. «A nome di tutta la mia famiglia», ha precisato, «credo sia necessario chiedere scusa a tutta la comunità di Trasacco per l’inqualificabile gesto che ha visto protagonista mio padre nei confronti di don Francesco». Cellini ha ricordato poi il dolore del padre per la scomparsa del suo adorato nipote Luigi, morto il 6 aprile 2009, a soli 16 anni, nel terremoto dell’Aquila. «Non ci sono scusanti per giustificare tale gesto», ha continuato il figlio dell’aggressore, «ma mi preme sottolineare che mio padre è sempre stato, nel corso della sua vita, una persona irreprensibile, un grande lavoratore e devoto uomo di chiesa. Una vita completamente distrutta dalla morte del suo caro nipote Luigi. Tutto ciò non deve costituire un alibi, ma vi chiedo di cercare di perdonare il suo inqualificabile gesto».
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