Il processo nacque dalla denuncia dell’avvocato Valentini

7 Febbraio 2015

Il procedimento a carico della commissione Grandi Rischi nacque dopo una denuncia presentata dall’avvocato Antonio Valentini nelle mani del sostituto procuratore della Repubblica Fabio Picuti. L’inchi...

Il procedimento a carico della commissione Grandi Rischi nacque dopo una denuncia presentata dall’avvocato Antonio Valentini nelle mani del sostituto procuratore della Repubblica Fabio Picuti. L’inchiesta, come ebbe a dire lo stesso Picuti nel corso di una delle prime udienze del processo di primo grado, non partì subito ma dopo una serie di conferme da parte di alcune parti civili, quali l’avvocato Maurizio Cora e la famiglia Fioravanti. Per cui quella denuncia apparve quanto mai fondata e iniziò l’istruttoria.

Dopo alcuni mesi ci furono gli avvisi di garanzia ai sette scienziati che furono rinviati a giudizio.

Il processo di primo grado, essendo contestati l’omicidio colposo plurimo e le lesioni colpose, fu affidato al giudice monocratico Marco Billi che da circa un anno si è trasferito nel tribunale di Velletri.

Un processo che ebbe un seguito mediatico internazionale visto che alcune udienze furono seguite dalle tv di tutto il mondo con particolare riferimento a Giappone, Stati Uniti e Danimarca. Presente anche una telecamera di Al Jazeera. Dopo un anno di udienze, al ritmo di una a settimana, si arrivò alla sentenza. Il pm chiese quattro anni di carcere per tutti ma Billi, sorprendendo accusa e difesa, inflisse una condanna pesantissima: sei anni di carcere a tutti. Un verdetto che scatenò una ridda di polemiche tra innocentisti e colpevolisti cui si aggiunsero coloro che, ignorando gli atti, parlarono di processo alla scienza.

Poi, nello scorso novembre, la sentenza di appello che ha demolito le tesi di Billi. (g.g.)