Il progetto Memo per recuperare spazio per i giovani

9 Giugno 2016

L’asilo Don Bosco diventerà una struttura polifunzionale Previsti aree sport, laboratori, sala concerti e convegni

L’AQUILA. Fuori una piccola foresta piano piano avanza ingoiando tutto: uno scivolo è quasi scomparso tra gli arbusti, una finestra nascosta da un pino nano intanto divenuto gigante. Se è vero quello che dicono gli scienziati, e cioè che la natura impiegherebbe 50 anni a ricoprire tutto ciò che l’uomo ha costruito, quello che succede nel giardino dell’asilo Don Bosco ne è la prova. Dentro, disegni alle pareti, registri degli alunni, pastelli e banchi intatti. Tutto sembra congelato a quel 6 aprile 2009 in cui l’asilo di via Duca degli Abruzzi si preparava ad accogliere i bambini della scuola De Amicis, nel frattempo chiusa dal sindaco sotto la minaccia delle scosse. Ora, su questa struttura sopravvissuta alla violenza del sisma, hanno messo gli occhi (e l’ingegno) i ragazzi dell’associazione di promozione sociale “Giovine L’Aquila”. Molti nel 2009 erano poco più che ragazzini, oggi sono studenti, ingegneri, musicisti, qualcuno già lavora. Un obiettivo nella testa: dare a se stessi e ai loro coetanei una chance di restare aggrappati a una città che hanno visto per anni in balìa del caos post-sisma. Hanno preso carta e penna (computer e tecnologie) e hanno elaborato un progetto di riqualificazione e di aggregazione sociale. Si chiama “Memo” (Menti in movimento) e con esso i ragazzi sognano di realizzare all’interno del Don Bosco sale studio, un’aula per lo sport “leggero” (yoga, arti marziali, qualche attrezzo), un laboratorio multimediale, una sala per concerti e convegni. Il cortile esterno potrebbe essere usato per attività motorie coinvolgendo le associazioni sportive studentesche. I danni sono stati limitati, è vero, ma servono 50mila euro per ritinteggiare, pulire, fare manutenzione, sradicare la vegetazione. Non è facile trovare tante risorse per ragazzi che studiano ancora. Tuttavia, “dove non arriva la forza arriva l’ingegno" e dopo l’esclusione dal bando nazionale “Culturability”, non si sono persi d’animo: il 19 lanceranno una campagna di finanziamento tramite crowdfunding. Il piccolo asilo potrebbe riportare un po’ di vita nel cuore cittadino, all’interno di un dedalo di stradine tra piazza San Domenico, via Roma, piazza San Pietro. «Aprire aule studio in questa parte di città consentirebbe agli studenti di avere un servizio che, a eccezione dei locali di Scienze umane, è stato dislocato nelle periferie, ma anche una sala informatica e un laboratorio start-up», spiega Stefano Vecchioli (24 anni), che insieme a Federico Vittorini (21) si fa portavoce dell’associazione. «Il nostro obiettivo è riqualificare l’area, facendo risorgere dall’incuria una struttura temporanea a servizio della città. Sappiamo infatti che i tempi per far tornare le scuole in centro», precisa Federico, «sono molto lunghi». I ragazzi di “Memo” hanno già consultato l’assessore alle Opere pubbliche, Maurizio Capri, e i dirigenti del settore (questa mattina c’è un nuovo incontro con questi ultimi). Un’idea che «si sposa anche con la strategia dell’amministrazione», spiega Capri, «di trasformare tutte le scuole dismesse in centri aggregativi».

Marianna Gianforte

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