Il pronipote del duce dribbla i partigiani

7 Maggio 2019

La polizia presidia il paese montano. Evitato ogni contatto tra i manifestanti del sit-in antifascista e i militanti di destra

L’AQUILA. «Sono qui per portare avanti la mia campagna elettorale, non per fare lo storico». Ha risposto così alle polemiche che avevano preceduto la sua visita all’Aquila Caio Giulio Cesare Mussolini, il pronipote del duce candidato alle europee nella circoscrizione Sud per Fratelli d’Italia. Mussolini ha partecipato, ieri sera, a un’iniziativa elettorale ospitata dal ristorante Parkkeller, a Collebrincioni. Una presenza definita «vergognosa» dal comitato provinciale dell’Anpi, per via del fatto che fu proprio sulle montagne dirimpetto al ristorante (di proprietà, peraltro, del consigliere comunale Daniele D’Angelo, il capogruppo di “Benvenuto, presente” che due anni fa definì il fascismo uno “stile di vita”), che il 23 settembre 1943 vennero catturati dai nazifascisti i Nove Martiri Aquilani, poi fucilati alle Casermette. Ieri sera, in segno di protesta, l’Associazione nazionale partigiani ha voluto tenere, nella piazza di Collebrincioni, un presidio nel quale sono state esibite le foto dei nove ragazzi, tutti di età compresa tra i 17 e i 21 anni, vittime dell’eccidio.
NO POLEMICHE. «Non capisco le polemiche», ha affermato Mussolini, che è arrivato a Collebrincioni da Camarda, forse per evitare di passare con l’auto davanti al presidio. Ad attenderlo, oltre a D’Angelo, il sindaco dell’Aquila, nonché commissario provinciale di Fratelli d’Italia, Pierluigi Biondi; il portavoce comunale del partito, Michele Malafoglia; l’assessore comunale Carla Mannetti; diverse decine di militanti e simpatizzanti nonché una troupe di Russia 1, canale televisivo di Mosca. «Questa regione fa parte della circoscrizione in cui sono candidato», ha detto Mussolini, «sono qua per visitare e conoscere il territorio. Quello che è successo qui rammarica, è un periodo della storia italiana tragico. Ma voglio parlare di politica e idee, non voglio fare lo storico». Mussolini ha spiegato di aver aderito a FdI perché «è un partito che ha delle proposte concrete per cambiare gli equilibri europei. Vogliamo che in Europa gli interessi italiani siano più tutelati. Sono un patriota, ho servito l’Italia prima in Marina, poi all’estero, come responsabile di una multinazionale dipendente dal ministero della Difesa. Ho pensato che in virtù delle mie conoscenze fosse arrivato il momento giusto per candidarmi. Il cognome? Ce l’ho, fa parte della storia. Ma sono nato nel 1968 e penso sia il caso di lasciare la storia agli storici».
ANPI: «FATTO GRAVE». «Questo è un luogo sacro, non solo per la Resistenza abruzzese ma per l’intera città dell’Aquila», ha detto il segretario provinciale Anpi Fulvio Angelini. «La storia democratica, civile e sociale dell’Aquila dopo la guerra nasce, simbolicamente, a Collebrincioni, sulla montagna dove questi ragazzi furono catturati e poi uccisi. La circostanza è sgradevole e grave, perché un erede di Mussolini è venuto a banchettare dove il regime del suo antenato fu responsabile di un eccidio».
PEZZOPANE ACCUSA. Presente al presidio Anpi anche la deputata Pd Stefania Pezzopane. «La presenza di Mussolini è una provocazione, era giusto testimoniare il nostro rifiuto. C’è una recrudescenza fascista che non si era mai manifestata in queste forme e anche un’accondiscendenza insopportabile verso movimenti come Casa Pound e Forza Nuova diventati partiti parafascisti».
«PROTESTE STERILI». Qualche ora prima della cena, Daniele “Parkkeller” D’Angelo aveva scritto sul suo profilo Facebook: «Mio nonno, nel 1944, fu massacrato di botte dai partigiani solo perché studiava in un convento ed era figlio di un Ardito. Io so chi sono i pronipoti di quei partigiani. Non ho mai detto una parola e quando è capitato abbiamo bevuto anche insieme. L’intelligenza sta nel capire il momento storico, nel non portare rancori e nel nor far pesare alle nuove generazioni crimini commessi quasi 100 anni fa».
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