Il pronto soccorso “scoppia” ma stop ai ricoveri dai privati

Ecco la disposizione dell’Asl che vieta i trasferimenti nelle sei case di cura Il caso emerge dopo le recenti proteste dei pazienti lasciati per ore sulle barelle
AVEZZANO. Vietati i ricoveri dai pronto soccorso degli ospedali nelle cliniche private della provincia, anche in caso di carenza di posti letto nel pubblico. Una disposizione che emerge dopo i casi di sovraffollamento dei giorni scorsi, con relative polemiche. I pronto soccorso sono sovraffollati, i pazienti costretti per ore sulle barelle nei corridoi, ma nonostante le cliniche abbiano a disposizione strutture per far fronte alla domanda dei pazienti – come accadeva in passato – i posti letto non possono essere utilizzati. A costo di procedere con trasferimenti in un altro ospedale, anche in un’altra Asl della Regione.
In particolare, i disagi degli ultimi giorni hanno fatto registrare momenti di crisi al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Si è così scoperto che già lo scorso gennaio era stato ribadito, con una nota dell’Amministrazione di controllo e monitoraggio strutture accreditate, che i ricoveri della rete di emergenza urgenza non possono finire nelle cliniche. La direttiva è stata inviata a Casa di cura Di Lorenzo di Avezzano, Ini di Canistro, Nova Salus di Trasacco, Opera Santa Maria della Pace di Celano (L’Immacolata), Casa di cura San Raffaele di Sulmona, Villa Letizia di Preturo all’Aquila. Secondo la Asl, nelle situazioni di «non immediata disponibilità» di posti letto nei reparti specifici per patologia di ricoveri urgenti provenienti dal pronto soccorso, gli ospedali sono tenuti ad assicurare il temporaneo utilizzo di letto in appoggio. In caso di indisponibilità di letti in tutto il dipartimento, secondo l’Asl il paziente può essere ricoverato anche all’interno dell’area medica o chirurgica, in attesa che il paziente possa essere trasferito nel reparto specifico quando i posti si libereranno. Se tutto l’ospedale è pieno, come da dispositivo, l’unica strada, secondo l’Asl, è il trasferimento in ospedali pubblici di altri territori, anche in altre province. «Nei casi straordinari di particolare sovraffollamento dei reparti ospedalieri e di indisponibilità effettiva», spiegano dall’Amministrazione di controllo e monitoraggio, «è possibile organizzare il trasferimento in un altro ospedale della Asl e, in alternativa, in un altro ospedale di un’altra Asl». Certo è, invece, per la Asl, che «non si possono trasferire pazienti nelle case di cura private accreditate che, per le particolari caratteristiche di committenza, non possono gestire ricoveri urgenti ma solo programmati non essendo, tra l’altro, accreditate per l’erogazione di prestazioni all’interno della rete di emergenza-urgenza». I rappresentanti di alcune case di cura, però, evidenziano il fatto che anche «i trasferimenti da un ospedale a un altro hanno dei costi non indifferenti».
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