Il rombo delle moto per l’addio a Federico

30 Maggio 2018

L’AQUILA. «Federico era una brava persona». Gli amici e colleghi delle Poste piangono sommessamente, appoggiati sul muro della chiesa di San Pietro a Coppito. Sulla strada, il rombo di una ventina di...

L’AQUILA. «Federico era una brava persona». Gli amici e colleghi delle Poste piangono sommessamente, appoggiati sul muro della chiesa di San Pietro a Coppito. Sulla strada, il rombo di una ventina di motociclette, i centauri parcheggiano, si tolgono il casco e si avvicinano in silenzio. All’ingresso la foto di Federico Nardecchia in tuta da motociclista, in testa un cappellino Yamaha. Quel cappellino che aveva anche generato il simpatico sfottò degli amici. «Ma come, hai una Suzuki e ti metti il cappello Yamaha?». Federico aveva risposto con uno smile, una faccetta sorridente. Don Giuseppe Gianiorio si fa interprete del dolore collettivo. «Siamo qui attoniti, sconcertati, per una tragedia che ha colpito un uomo buono». Federico Nardecchia, classe 1961, ha trovato la morte tre giorni fa sul passo delle Capannelle, a pochi chilometri da Arischia. Una curva a destra, la moto che scivola via, la carambola con due ciclisti e l’impatto con una Fiat 500 L che scendeva in senso contrario. Un incidente a prima vista non grave. Il centauro, con tutte le protezioni, casco, tuta e paraschiena, sembra essersela cavata con poco. Si preoccupa dei ciclisti, per loro alcune fratture non gravi. Poi, la tragedia, Federico si accascia e muore a bordo strada nonostante il tentativo di rianimazione. Lascia la moglie e un figlio. E il cane “Pippo”, il randagio accalappiato a Coppito e che la famiglia Nardecchia aveva adottato dal canile. (r.p.)
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