Il sindacato: «Vince la causa, ma resta demansionato»

’AQUILA. «Un altro capitolo della saga “demansionamento di un lavoratore”, a spese dei cittadini e in danno dei dipendenti, è in corso all’Asm». Lo si legge in un comunicato dell’Ugl che fa il punto...
’AQUILA. «Un altro capitolo della saga “demansionamento di un lavoratore”, a spese dei cittadini e in danno dei dipendenti, è in corso all’Asm». Lo si legge in un comunicato dell’Ugl che fa il punto della situazione.
«Il tribunale e la Corte d’Appello», dice il sindacato, «hanno accertato da tempo che un impiegato dell’azienda è stato demansionato e cioè assegnato improvvisamente a compiti inferiori rispetto a quelli spettanti per contratto perché trasferito dagli uffici al magazzino. Le sentenze sono definitive e al lavoratore è stato riconosciuto un risarcimento pari a 1/3 in più dello stipendio per i danni che tale situazione gli ha arrecato. L’azienda che ha già dovuto pagare i danni stabiliti dalle sentenze per il passato lascia, tuttavia, l’impiegato nello stesso stato di disagio e illegalità che le sentenze hanno già accertato in via definitiva e nulla è stato fatto dall’attuale amministratore Paolo Federico per porre rimedio agli errori sul punto dei precedenti amministratori Rinaldo Tordera e Francesco Rosettini».
«Adesso l’Asm», prosegue la nota, «dovrà ripresentarsi in tribunale perché il dipendente tramite l’avvocato Isabella Di Benedetto, ha chiesto tutela urgente per gli ulteriori e gravi danni psicofisici che sta subendo in ragione del fatto che l’azienda si ostina a non rimuovere la condizione di accertata illegalità della sua situazione lavorativa. Seguirà subito dopo l’ulteriore ricorso dello stesso lavoratore per mobbing e per il pagamento degli ulteriori danni che il demansionamento ha prodotto dalle sentenze (che hanno liquidato il passato) a oggi. Ancora una volta l’Asm sembra ignorare i più elementari diritti dei suoi dipendenti».
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