Il sindaco Giorgi: «Senza lavoro si chiude»

Le richieste dell’amministrazione: «Subito i fondi per lo sviluppo e lo sblocco della nuova viabilità»
MONTEREALE. In meno di mezz’ora di colloquio il sindaco di Montereale Massimiliano Giorgi ripete la parola “lavoro” per una ventina di volte.
Il primo cittadino ha appena finito di ricevere le persone che ogni giorno si rivolgono a lui per avere risposte sui tanti problemi che le assillano.
«A volte ci sentiamo impotenti», dice Giorgi, «perché dobbiamo combattere con una burocrazia asfissiante che complica le cose a dismisura». Anche il sindaco vede nella sua gente una pericolosa rassegnazione. Nonostante negli ultimi mesi sia stata inaugurata una nuova scuola, il Comune ha una sede dignitosa e i servizi essenziali sono garantiti, la situazione è tutt’altro che rosea. Ed è qui che Giorgi ripete il “mantra” : lavoro, lavoro. «La cosa incredibile», sottolinea il primo cittadino, «è che le risorse ci sono. Penso al 4 per cento per lo sviluppo che potrebbe dare una mano a chi in questo territorio ci vuole rimanere e che invece è tornato a pagare le tasse e dovrà restituire quelle sospese. Penso agli 86 milioni per il quarto lotto della strada L’Aquila Amatrice, tratto Marana-Capitignano, fermi per intrecci burocratici tra Regione e Anas e che porterebbero dalle nostre parti 250 operai per tre anni, penso a una ricostruzione pesante che è ferma perché non c’è ancora il decreto attuativo per applicare nel concreto la norma sul cosiddetto danno prevalente che consentirebbe di stanziare i soldi districandosi tra le norme del sisma 2009 e quelle del 2016. Persino sugli interventi di Protezione civile a volte la burocrazia diventa assurda e i sindaci sono costretti a caricarsi di enormi responsabilità».
C’è poi il nodo della viabilità esistente. «Ci sono strade chiuse per frane o comunque danneggiate», sottolinea Giorgi, «ma anche lì abbiamo ritardi incomprensibili».
A Montereale, dove circa il 60 per cento del patrimonio edilizio è inagibile, si attende la costruzione delle Sae (i Map in versione 2016) che farebbero tornare un bel po’ di famiglie delle oltre 60 che sono oggi al Progetto Case.
«Ogni giorno di ritardo nella ricostruzione di prime e seconde case», conclude amaro il sindaco, «potrebbe significare spezzare il cordone ombelicale con tutti coloro che hanno legami con noi e che in gran parte abitano a Roma. E senza lavoro perderemo anche i giovani che ancora sono qui». (g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

