Il sindaco: «La gente ha paura di rientrare»

28 Dicembre 2018

Boccabella lancia l’appello: si sta perdendo l’attaccamento alle tradizioni locali e alle proprie radici

FOSSA. La notte del terremoto, il 6 aprile 2009, il paese festeggiava nella piazza Grande di Fossa la vittoria al campionato della squadra locale di calcio. Si cantava, si ballava, si brindava alzando i bicchieri verso la luna piena. Poi la scossa, la distruzione, la fuga. E Fossa - dove dentro al teatro Fragolina, ora abbandonato, subito dopo il sisma hanno suonato con coraggio i musicisti dell' "Orchestra città aperta" - ha perso la sua anima. Sono pochi quelli che vogliono tornarci a vivere. Su 710 abitanti, leggermente aumentati dopo il sisma grazie alle nascite e all'arrivo di giovani coppie, la metà circa sono nel villaggio Map, gli altri per lo più nel quartiere residenziale anni '90 denominato "Il Cerro". Il villaggio provvisorio, alla periferia di Fossa, è un richiamo irresistibile per giovani e anziani, grazie ai suoi servizi a portata di mano: un negozio alimentare, il bar, la sede dell'Usrc, gli ambulatori medici e l'asilo. Nessuno vuole investire nel patrimonio immobiliare del centro del paese, più scomodo da raggiungere e da vivere. «Con i miei uffici sto elaborando un sistema di agevolazioni per portare i giovani a investire su un immobile stabile, accogliente e antisismico», spiega il sindaco Fabrizio Boccabella, che pensa a un sistema che metta insieme affitti agevolati e una tassazione ridotta al minimo per i primi 5 anni. La paura di Boccabella è che fra due anni, alla riconsegna dei cantieri grazie proprio all'accelerazione dovuta ai commissariamenti, non ci sarà più chi vorrà tornarci a vivere. Sarebbe la peggiore delle maledizioni per il giovane sindaco, che proprio per dare il primo esempio tra breve lascerà il suo alloggio al Map insieme alla moglie e al figlioletto, per trasferirsi in una casa appena acquistata. Se così fosse, si tratterebbe di un fallimento imperdonabile, al quale Boccabella non vuole nemmeno pensare, spiega in piedi davanti all'unico aggregato ricostruito mentre vede passare in auto alcuni anziani cittadini che fanno la spola tra le case inagibili e i loro alloggi provvisori: le case inagibili si sono trasformate in cantine o depositi in cui lasciare il cambio di stagione, i pneumatici delle auto, gli addobbi di Natale. «Spesso diventano un 'santuario' da venerare e non da abitare», azzarda il sindaco.
C'è persino chi inventa mille cavilli per non rientrare nelle poche case ricostruite (per lo più nella periferia), accampando problemi con gli allacci delle utenze o errori compiuti dalle ditte in fase di cantiere. Si preferisce restare a vivere nei pochi metri quadri degli alloggi provvisori, ormai in larga parte cadenti, e pagare per esempio 150 euro al mese per 50 metri quadrati di alloggio, pur di avere il parcheggio comodo e la farmacia a un passo da casa. Bisogna fare presto, è il grido di allarme che del sindaco, perché «il paese sta perdendo persino il suo noto attaccamento alle sue tradizioni locali». (m.g.)
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