«Il sindaco non c’entra con l’affare dell’hotel»

Rivisondoli, l’avvocato difensore: nel fascicolo elementi a favore di Ciampaglia Gli atti dell’indagine sono datati, abbiamo già chiarito tutto agli investigatori
RIVISONDOLI. «Siamo pronti a dimostrare nel corso dell’eventuale processo, che ancora si deve aprire, la completa innocenza del sindaco Roberto Ciampaglia e la sua assoluta estraneità rispetto ai fatti rappresentati dagli organi di stampa secondo la notizia diffusa dalla Procura della Repubblica». Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, che il primo cittadino di Rivisondoli sostiene di aver appreso dai giornali, interviene il suo legale, l’avvocato Pietro Savastano, precisando di essere pronto a dimostrare la totale estraneità ai fatti che il capo della Procura Giuseppe Bellelli contesta al suo assistito.
A Ciampaglia viene contestato di essere il dominus, socio occulto e amministratore di fatto della Royal Immobiliare srl, società che ha realizzato un hotel resort nel centro abitato di Rivisondoli, mediante una serie di abusi edilizi, in concorso con gli amministratori formali della società, legati al sindaco e ritenuti prestanome. «Già da alcuni documenti contenuti nel voluminoso fascicolo dell’accusa, oltre 10mila pagine, emergono elementi che militano nel senso della assoluzione del sindaco Ciampaglia», evidenzia il legale, «così come non possiamo tacere che gli atti d’indagine sono ormai datati, risalgono al periodo 2012-2015, e che semmai avrebbero dovuto vedere l’esercizio dell’azione penale a tempo debito e non già dopo circa otto anni dal loro compimento. Fatti che, tra le altre cose, abbiamo ampiamente chiarito, tenuto conto della piena collaborazione dimostrata agli inquirenti, attraverso la richiesta volontaria di sottoporsi all’interrogatorio e il deposito di atti difensivi da parte di Ciampaglia». Oltre alla brutta notizia, per il sindaco ne arriva anche una buona. Il Tribunale di Sulmona con ordinanza del 29.9.2020 ha archiviato l’ipotesi di omissione di atti di ufficio che il primo cittadino condivideva con il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune Luigi La Civita. Il procedimento traeva origine dalla denuncia presentata nel 2016 dall’ingegnere Carlo D’Altorio dove si evidenziava che, a seguito di istanza di accesso agli atti, gli indagati si erano rifiutati di fornire della documentazione in relazione ai lavori per un parcheggio a uso degli impianti sciistici di Monte Pratello. Il Tribunale è pervenuto alla conclusione che non sussiste l’ipotesi delittuosa, giacché il Comune aveva fornito la risposta in ordine alla richiesta di accesso agli atti. «Le accuse vanno sempre esaminate dal giudice, con la necessaria partecipazione della difesa, allo scopo di verificarne la fondatezza», conclude Savastano, «questo perché le inchieste che prendono l’avvio da denunce, spesso anonime, sono poi destinate a ridimensionarsi in Tribunale a seguito del confronto con la difesa».
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