Il sindaco: vuol dire che i controlli funzionano

Il commento di Biondi all’ordinanza: «Cinquantuno è un dato basso rispetto alle aziende impegnate»
L’AQUILA. Cinquantuno interdizioni antimafia in undici anni di ricostruzione post-sisma.
«Un dato decisamente basso rispetto alle centinaia di aziende impegnate nel più grande cantiere d’Europa e nel cratere», secondo il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, che commenta così il provvedimento adottato dal Prefetto dell'Aquila, Cinzia Torraco, nei confronti di un'impresa edile che opera nel settore della ricostruzione.
«Numeri», dice Biondi, «che testimoniano la regolarità degli operatori e l’incisività dei controlli attuati dalla Prefettura e dalle forze dell'ordine, ai quali va il ringraziamento della municipalità e della comunità aquilana per il grande lavoro che svolgono quotidianamente. È un ulteriore segnale», prosegue il sindaco, «di come sia possibile coniugare semplificazione delle norme nei processi di ricostruzione, invocata a più riprese al cospetto del governo attuale e di quelli alternatisi negli ultimi anni, e legalità, la cui filiera è garantita da un efficace sistema di vigilanza».
L'interdittiva antimafia, ovvero il provvedimento amministrativo del Prefetto che ha come l'obiettivo la tutela dell'economia del territorio da infiltrazioni della criminalità organizzata, produce l'effetto di escludere l'imprenditore da contratti con la pubblica amministrazione. Giuridicamente si sostanzia in un provvedimento amministrativo di natura preventiva del Prefetto, che ha la finalità di tutelare l'ordine pubblico, la libera concorrenza tra le imprese e il buon andamento della pubblica amministrazione. Non si fonda su dati certi, ma su una valutazione probabilistica, in base a indizi gravi, precisi e concordanti e non ha natura afflittiva, ma tende più che altro ad impedire che organizzazioni malavitose e criminalità organizzata possano penetrare all'interno dell'economia legale. Per quanto riguarda gli effetti, come precisato dal Consiglio di Stato nell'adunanza plenaria del 6 aprile 2018 numero 3, «l'interdittiva antimafia è un provvedimento che comporta l'esclusione dell'imprenditore dalla possibilità di divenire titolare di rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione, a causa dell'incapacità giuridica determinata dall'interdittiva».
Il Consiglio di Stato ha ricordato, nella stessa adunanza, che «l’informazione antimafia implica una valutazione discrezionale da parte dell’autorità prefettizia in ordine al pericolo di infiltrazione mafiosa, capace di condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa. Trattandosi di una fattispecie di pericolo non vengono sanzionati fatti penalmente rilevanti, né represse condotte illecite, ma si cerca esclusivamente di scongiurare una minaccia per la sicurezza pubblica, appunto l’infiltrazione mafiosa nell’attività imprenditoriale, e la probabilità che il siffatto evento si realizzi».(m.p.)
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