Il tempo sembra essersi fermato al 1957

5 Febbraio 2017

Verrocchi (Cgil): gli impegni per la città e il Centro Abruzzo sono stati disattesi da politica e Istituzioni

SULMONA. Nel 1957, su 22mila abitanti, 6mila erano emigrati all’estero e 2.500 non avevano lavoro. Oggi, a distanza di 60 anni, con una popolazione aumentata appena di 2mila e 500 residenti – secondo l’ultimo censimento – sono più di 11mila i disoccupati. È nel parallelismo fra il 1957 e il 2017 appena cominciato che i dati sulla condizione demografica e economica della città mostrano tutta la loro drammaticità. Sulmona sembra essersi fermata a 60 anni fa. Eppure, oggi, le rivolte non ci sono, le proteste si fanno sui social network, a suon di petizioni online e tam tam mediatici. Una sorta di “Jamm’ mò 2.0”, che per ora non sembra avere grossi risultati. Nonostante l’ospedale continui a perdere servizi e reparti, il tribunale sia in perenne rischio chiusura (ora prorogata al 2020), come il distretto di polizia ferroviaria e decine di enti e uffici periferici dello Stato siano stati trasferiti altrove. Damiano Verrocchi, componente del direttivo della Cgil, fa notare quanto il grido di rivolta di allora sia più che mai attuale, per la situazione di crisi generale del territorio. Il sindacalista sulmonese ricorda il collega della Cgil, membro dell’assemblea costituente e ideatore del “Piano per il lavoro” degli anni ’50, Giuseppe Di Vittorio, deputato del Pci che disse alla Camera: «Purtroppo abbiamo in proposito una lunga esperienza negativa, dalla quale risulta che molti impegni, molte mozioni, molti ordini del giorno, approvati in Parlamento, non hanno avuto nessuna pratica realizzazione nei fatti, nessuna attuazione nel Paese».

«Parole attuali ancora oggi», riflette Verrocchi, «con gli impegni presi qualche tempo fa per Sulmona e il Centro Abruzzo che sono stati puntualmente disattesi dalla politica e dalle Istituzioni come il Protocollo d’intesa per lo sviluppo e il rilancio economico della Valle Peligna del 2008 e il riconoscimento, rimasto sulla carta, dell’area di crisi industriale complessa del marzo 2011. La lezione di “Jamm' mò” va letta anche in questa ottica: un movimento unitario popolare che ha lottato nel tentativo di cambiare la dura realtà di Sulmona e del comprensorio». Un’espressione a recuperare quello slancio è arrivata anche da Gianni Letta, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e giornalista, che venerdì al Teatro comunale, è stato tra i protagonisti dell’incontro di presentazione del libro “E dissero Jamm’ mo’”, dell’avvocato e ex sindaco Lando Sciuba. Non dimenticano la lezione dei loro nonni o bis nonni, gli Ultras ovidiani che hanno affisso in questi giorni uno striscione in largo Faraglia dove si legge: “So sulmontin e Jamm’ mò”. (f.p.)

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