Il tribunale “cancella” l’inchiesta

11 Aprile 2019

Gli atti tornano in mano al pm dopo anni, ma il caso è prescritto

L’AQUILA. Funzionari comunali compiacenti per far vincere appalti a ditte loro vicine che di volta in volta si spartivano i lavori: l’inchiesta non sta in piedi e il tribunale la cancella perché sono stati violati i diritti della difesa. Al punto che i giudici hanno dichiarato la nullità del rinvio a giudizio e della richiesta. Gli atti, dopo anni, tornano al pm che dovrà rifare tutto da capo per i 14 imputati, ma la turbativa d’asta è prescritta. L’altra sera, infatti, il perito ha verificato che la Procura, in sede di indagine, non aveva messo a disposizione tutte le intercettazioni, e il collegio ha ritenuto di dichiarare la nullità degli atti del processo. La richiesta, condivisa dallo stesso pm Fabio Picuti, è stata fatta dagli avvocati Antonio Milo, Ubaldo Lopardi, Luca Ercole, Stefano Rossi, Massimo Manieri, Massimo Carosi, Roberto Tinari, Lanfranco Massimi. Gli imputati sono i dipendenti comunali Mario Di Gregorio e Giuseppe Galassi e gli imprenditori Carmine D’Alessandro e Luigi Palmerini (editore di questo giornale). La tesi dell’accusa: Di Gregorio, dirigente comunale, avrebbe ricevuto da parte di Carmine D’Alessandro, nell’ambito di un accordo illecito, una lista di imprenditori privati in modo da invitare alla gara solo operatori di fiducia dello stesso. Sospettati anche altri imprenditori, sempre per turbativa d’asta, per un altro appalto riguardante la manutenzione stradale a Sassa. Si tratta di Dante Conti, Fulvio Minicucci, Domenico Contestabile, Piero Negrini, Marcello Negrini. Il gup, inoltre, aveva disposto il giudizio anche per il tecnico Luigi Finazzi. Tra gli imputati anche Valter D’Alessandro, Giovanni Marzi, Elisabetta Lunero. Di Gregorio, in concorso con il collega Antonio Leoncini, avrebbe determinato illecitamente a favore di Finazzi la nomina di 7 incarichi.
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