Il vescovo: «Accoglierò una famiglia di profughi»

8 Settembre 2015

Monsignor Santoro fa sua la preghiera di papa Francesco: «Apro la curia» Ma qualche parroco è scettico: «Non abbiamo strutture per dare giusta dignità»

AVEZZANO. Il papa richiama la Chiesa all’accoglienza dei profughi. Come risponde la Chiesa?

Il vescovo dei Marsi, Pietro Santoro, ha inoltrato ai parroci una lettera. «La nostra diocesi», afferma, «ha accolto e accoglie 34 migranti, profughi e richiedenti protezione internazionale nella casa d’accoglienza della Caritas e nella parrocchia di Sante Marie. Ma non possiamo disattendere l’ulteriore invito di papa Francesco: ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia di profughi».

Bergoglio si è rivolto ai vescovi d’Europa «perché nelle loro diocesi sostengano questo appello».

«La Chiesa dei Marsi», afferma il vescovo, «non può tirarsi indietro. Io stesso ho deciso di ospitare una famiglia in episcopio».

Non per tutti i religiosi, però, è semplice o possibile aderire a questo appello. C’è chi già si occupa di volontariato e non ha ulteriori risorse, oppure chi non ha strutture idonee a disposizione. Ma c’è anche chi ritiene che non basta avere locali per fare accoglienza.

Padre Attilio Terenzio, del convento francescano di Tagliacozzo, sostiene che «è necessario dare insieme all’accoglienza anche la dignità ai profughi. Non possiamo utilizzare i nostri spazi per quel tipo di accoglienza perché parliamo di luoghi adatti a svolgere funzioni diverse. Sarebbe invece opportuno trovare sistemazioni idonee e pagarle, come degli appartamenti, in collaborazione con le amministrazioni comunali e offrire anche un posto di lavoro al capofamiglia in modo da dar loro autonomia».

Per don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano, «come cristiani siamo chiamati ad agire su due piani: muoverci quando ci sono delle emergenze e lottare per rimuoverne le cause. Le guerre, il sottosviluppo e la disoccupazione l’abbiamo creati noi, noi siamo responsabili delle loro disavventure e non possiamo chiuderci nei nostri egoismi».

Secondo don Ennio Tarola, responsabile della Caritas diocesana, «il papa ha dato uno scossone all’interno di una mentalità spesso chiusa in se stessa. Sa che le parrocchie non sono in grado direttamente di accogliere le famiglie, ma ha voluto dire alla comunità dei credenti che dobbiamo aprirci. Se la prefettura chiama la Caritas a uno sforzo, noi rispondiamo. Sono per un’accoglienza gratuita ma serve di più, come dialogare con chi si accoglie grazie a mediatori culturali».

Non ci sono locali disponibili ad accogliere i profughi a Celano. «Ci stiamo già muovendo», commenta don Claudio Ranieri, «faremo un incontro in parrocchia, con volontari impegnati in questo settore, per trovare delle soluzioni».

Anche don Adriano Principe non sta con le mani in mano. «Siamo attenti alle parole del papa», precisa, «ci stiamo attrezzando in parrocchia per poter ospitare questi poverini in base agli spazi disponibili».

Papa Francesco ha dato l’input, ora sta ai sacerdoti concretizzare le sue parole.

«Dobbiamo capire cosa fare prima di tutto e come farlo», afferma don Francesco Tallarico, «noi locali non ne abbiamo. L’accoglienza è fondamentale, ma non ci possiamo improvvisare, ci vuole preparazione. Bisogna avere gente pronta a contribuire per istruirli, dar loro da mangiare, ma anche per un lavoro».

Pietro Guida

©RIPRODUZIONE RISERVATA