Il vescovo Forte ai politici: colpevoli di aver tollerato a lungo la lentezza

Il presidente della Conferenza episcopale Abruzzo Molise alla chiusura delle giornate sull’edilizia di culto Il cardinale Petrocchi: il Duomo è la ferita aperta della città, occorrono soluzioni immediate ed efficaci
L’AQUILA. Il Duomo e la sua mancata ricostruzione a dieci anni dal terremoto, ma anche il ruolo «colpevole» di politica e istituzioni, «che tollerano ancora tanta lentezza nella rinascita di questa meravigliosa città», per dirla con le parole di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e presidente della Conferenza episcopale abruzzese molisana.
Sono stati questi i temi al centro della seconda tappa della Giornata nazionale organizzata dall’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei, che si è conclusa ieri all’Aquila, con una messa celebrata a Collemaggio e presieduta appunto da monsignor Forte.
La giornata è stata l’occasione anche per aprire le porte della cattedrale di San Massimo, blindata da anni. Ben 130 tecnici e professionisti, provenienti da oltre cento diocesi italiane, sono giunti nel capoluogo abruzzese per toccare con mano la ricostruzione dei beni culturali e hanno potuto oltrepassare la soglia del Duomo, accompagnati da Marco Falsetti, coordinatore del gruppo di progettazione che si occupa della riparazione dell'aggregato di cui fanno parte la cattedrale e l'episcopio.
IL DUOMO. Immagini che saranno difficili da dimenticare sono state scattate ieri dalle Reflex e dai cellulari di chi ha varcato i battenti di San Massimo. Immagini di distruzione e abbandono, che subito hanno fatto il giro dei social network. Eppure qualcosa si sta muovendo, secondo il segretario regionale ai Beni culturali, Stefano D’Amico, che ha assicurato che entro fine anno è attesa l'autorizzazione del progetto di ricostruzione della cattedrale. Dopo questo atto, si potrà dare il via alla gara d’appalto e finalmente alle opere.
IL CARDINALE. «Il Duomo è la ferita aperta della città», invece, per il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita dell’Aquila, che ha rincarato la dose: «Le pietre parlano, bisogna avere orecchie adeguate per sentire la loro voce: se una persona si avvicina al Duomo sente che quelle pietre gridano, c'è un urlo apparentemente silenzioso, ma che in realtà è fragoroso e chiede soluzioni efficaci».
Il cardinale ha anche lanciato un appello alle istituzioni «affinché mettano nelle condizioni adeguate i funzionari competenti di lavorare rapidamente e nella piena legalità».
MONSIGNOR FORTE. Ancor più dirette le parole dall’arcivescovo di Chieti che, nella sua omelia, ha puntato il dito sui «tanti – istituzioni, autorità politiche, forze imprenditoriali – che tollerano ancora tanta lentezza nella rinascita di questa meravigliosa città. L’Aquila non può attendere ulteriormente. Se molto è stato fatto, molto, anzi troppo, resta ancora da fare», ha detto nella sua omelia. «Ne è simbolo eloquente la cattedrale dei santi Massimo e Giorgio, ancora sventrata ed esposta a ogni intemperia. Giustamente, il caro arcivescovo, il cardinale Giuseppe Petrocchi, non vuole ritornare nell’episcopio restaurato fino a che il Signore Gesù non potrà ritornare sotto i segni eucaristici nel Tabernacolo della chiesa madre di tutte le chiese della diocesi. A lui, di cui tra l’altro ricorre oggi l’anniversario dell’ordinazione», ha concluso, «va l’ammirazione e l’affetto di tutti noi. Possa quanto prima la celebrazione della divina liturgia nella chiesa cattedrale essere il segno forte che L’Aquila tutta è risorta, aperta a nuovo, luminoso e fecondo futuro».
Il presidente della Conferenza episcopale abruzzese molisana ha colto l’occasione anche per sottolineare la forza degli aquilani, che hanno dato «una prova straordinaria di resilienza e di sopportazione, affrontando e accettando ogni genere di sacrifici, pur di veder rinascere le case, le chiese, i luoghi di lavoro e di studio, e rifiorire la vita pulsante, che ne ha percorso la storia e vuole continuare a percorrerla. L’Aquila ferita, ma non piegata, rinasce per volare alto, persino più forte e più bella di prima».
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