Illeciti col gasolio, chiusa la maxi inchiesta

23 Dicembre 2022

In quattro imputati per appropriazione indebita. Dieci gli imprenditori coinvolti nel presunto raggiro

AVEZZANO. Presunti illeciti, da oltre due milioni di euro, messi in atto nel Fucino tramite la compravendita di gasolio agricolo. Con questa accusa, è stata chiusa l’inchiesta nei confronti di quattro persone: Luigi Camillo Iani, 71 anni, di San Benedetto dei Marsi ma residente a Ortucchio, titolare di un’azienda che si occupa della vendita di gasolio, Simplicio Ranieri, 35 anni, di Celano, procacciatore d’affari, Pasquale Condò, 41 anni, residente a Nettuno, e Massimo Piacentini, di Valmontone, sempre in provincia di Roma. Secondo la tesi della procura avezzanese, vendevano lo stesso gasolio agricolo a più acquirenti contemporaneamente per raggirare il fornitore. Ciò avveniva in quanto tutti avevano un rapporto con l’azienda in questione, che ha sede a Roma. Per questo motivo tutti e quattro dovranno comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Avezzano il prossimo 24 marzo, accusati di appropriazione indebita in concorso continuata aggravata. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal procuratore Maurizio Maria Cerrato, Iani era legale rappresentante di una società di petroli di Ortucchio e aveva la disponibilità dei prodotti combustibili come il gasolio agricolo e per autotrazione forniti da una ditta che si trova in provincia di Roma e che rifornisce gran parte del mercato fucense. L’uomo aveva un contratto privato con l’azienda di Roma dal 2017: prevedeva il deposito, la custodia e il trasporto ad altre aziende terze. Secondo le accuse, tutte da dimostrare, «si appropriava di una parte dei prodotti depositati vendendoli a soggetti diversi da quelli indicati dalla ditta romana e senza versare il corrispettivo in denaro». Diverso il ruolo di Ranieri nella vicenda. Sempre secondo la tesi della procura, quest’ultimo, «avendo un contratto di procacciatore di affari con la ditta romana, si faceva rilasciare dai clienti, a cui sarebbe dovuta andare tutta la merce, dei documenti che attestavano gli avvenuti pagamenti in previsione di una futura consegna posticipata nel tempo». Secondo le accuse emerse nell’indagine, operavano in questo senso anche gli altri due indagati, dipendenti della ditta romana con mansioni del settore commerciale i quali, «avendo contezza delle condotte illecite, le occultavano al titolare non comunicando correttamente i dati riguardanti i quantitativi di combustibile effettivamente consegnati alla ditta di Ortucchio e la loro effettiva destinazione». Secondo le indagini, svolte dai militari dell’Arma della Procura di Avezzano assieme all’Ufficio delle dogane, si ipotizza un danno di oltre 2 milioni di euro. Per l’accusa, alla ditta romana venivano comunicate consegne degli ordini corrette e venivano fornite false documentazioni di trasporto. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Lucio Cotturone, Franco Colucci, Filippo Paolini, Sandro Emi. Le parti offese, una decina in tutto, sono assistite dagli avvocato Roberto Paris e Andrea Rosa. (p.g.)