Imperiale: «Condannato sì ma in un processo diverso»
L’AQUILA. Dal dottor Pierluigi Imperiale riceviamo e pubblichiamo: «Spettabile redazione, leggo sull'edizione del 13 novembre del Centro un articolo riguardante le udienze che mi hanno interessato...
L’AQUILA. Dal dottor Pierluigi Imperiale riceviamo e pubblichiamo: «Spettabile redazione, leggo sull'edizione del 13 novembre del Centro un articolo riguardante le udienze che mi hanno interessato il 12 novembre presso il tribunale dell'Aquila, riportanti moltissime inesattezze e che necessitano di chiarimenti.
In data 12 novembre il sottoscritto ha sostenuto due udienze per due procedimenti distinti, sempre di fronte al giudice Greco.
La prima riguarda le vicende di un concorso svolto nel 2012 per n° 2 dirigenti veterinari da assumere presso il Servizio da me diretto: l'accusa è di non avere dichiarato la mia incompatibilità per "inimicizia" nei confronti della dottoressa Cristiana Graziani, partecipante al concorso.
L'inimicizia personale sarebbe suffragata da una denuncia presentata dal sottoscritto in qualità di direttore, durante lo svolgimento delle proprie funzioni, per frasi proferite dalla dottoressa Graziani verso i dipendenti e per interruzione di pubblico servizio. Si trattava di atto dovuto da parte di un pubblico ufficiale che tutela la dignità dei propri collaboratori. Nessuna inimicizia personale, solo contrasti legati ai ruoli rivestiti dalla dottoressa Graziani, nota animalista con incarichi anche istituzionali presso la Regione Abruzzo, e il sottoscritto, responsabile del controllo del randagismo.
Questa prima udienza è stata rinviata al 10 maggio 2016, senza essere discussa.
La seconda udienza vedeva invece imputati il sottoscritto, sempre come Direttore del Servizio Veterinario, e l'allevatore di ovini Tartaro Amedeo; il reato contestato risale al maggio 2008 ed è di falso ideologico per non avere proposto Ordinanza Sindacale di sequestro in un caso sospetto di Brucellosi. Come dimostrato nel dibattimento il caso in giudizio non era Brucellosi (come è risultato dalle ricerche batteriologiche e dagli esami sierologici successivi), ma i dubbi sul ritrovamento del verbale di sequestro cautelativo, successivo alle indagini poco approfondite del Nas svolte solo nel 2010, hanno avuto peso determinante su questa sentenza di primo grado. Va detto che il verbale è stato ritrovato mesi dopo nella vecchia sede degli uffici, inagibile a causa del terremoto, dove era stata sepolto dai calcinacci. Altri documenti non cercati dai Nas (registro di macellazione, modello 4 sotto vincolo del soggetto dubbio, ecc.) sono stati forniti dallo stesso Servizio Veterinario di Sanità Animale in fase di dibattimento. Il giudice ha emanato una sentenza di condanna a 1 anno sia per il sottoscritto che per l'allevatore.
La sentenza è allarmante in quanto numerosi casi analoghi di reazioni sierologiche di dubbia interpretazione si propongono in ogni campagna di controllo annuale sugli animali e le responsabilità sulle decisioni da prendere pesano sul solo Direttore del Servizio in assenza di qualsiasi conforto tecnico/operativo da parte della Regione, dell'Izs Zooprofilattico e del Ministero, anche a fronte di test evidentemente aspecifici. Avverso questa sentenza verrà evidentemente proposto ricorso in appello, auspicando una più approfondita revisione del caso».

