In Abruzzo 2mila malati ma ora controlli più rigidi

AVEZZANO. Sono oltre 2mila in Abruzzo le persone contagiate con sangue infetto in seguito a trasfusioni eseguite fino agli anni Novanta. Il caso del sangue infetto in Italia è stata una vicenda...
AVEZZANO. Sono oltre 2mila in Abruzzo le persone contagiate con sangue infetto in seguito a trasfusioni eseguite fino agli anni Novanta.
Il caso del sangue infetto in Italia è stata una vicenda sviluppatasi dagli anni Settanta agli anni Novanta che ha visto la somministrazione di sangue e plasma non testati per la presenza dei virus delle epatiti virali (Hbc e Hcv) e dell’Hiv.
La maggioranza dei contagi è avvenuta tra i malati talassemici ed emofilici, costretti a effettuare periodiche trasfusioni prima della formulazione degli specifici farmaci emoderivati. Inoltre, molti contagi si sono verificati in trasfusi occasionali nel corso di interventi chirurgici o nel caso di emorragie.
Si dovrà attendere il 1990 per avere un atto normativo parzialmente coerente con le effettive conoscenze tecnico-scientifiche in materia di trasmissione di infezioni tramite trasfusioni.
Con decreto ministeriale del 21 luglio 1990 l’allora ministro De Lorenzo richiama l’obbligo da parte dei servizi trasfusionali di effettuare su ogni unità di sangue e plasma donato la ricerca dell’antigene di superficie del virus dell'epatite B e degli anticorpi anti-Hiv e impone, in aggiunta, la ricerca degli anticorpi anti-Hcv e la determinazione dell’alanina transaminasi.
Sono migliaia le cause intraprese contro il ministero della Salute da parte di soggetti danneggiati da trasfusioni. La prima sentenza risale al 27 novembre 1998 ed è del tribunale civile di Roma. (f.d.m.)
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