In classe col panino, a mensa da lunedì

L’assessore Bignotti annuncia che il servizio scatterà la prossima settimana: «Procedure complesse, ritardi fisiologici»
L’AQUILA. Il servizio mensa nelle scuole partirà lunedì. A garantirlo è stato l’assessore alle Politiche sociali e scolastiche Francesco Cristiano Bignotti, a margine dell’incontro sul nuovo piano di dimensionamento della rete scolastica che scatterà dal 2020/2021. Bignotti ha colto l’occasione per rispondere alle famiglie e ai sindacati (Cgil) in merito ad alcune criticità segnalate, in primis la mancata attivazione della refezione e il non funzionamento delle attività di pre e dopo-scuola in alcuni plessi. Sul servizio mensa, l’assessore ha ribadito che, da lunedì 23, tutto tornerà nella normalità. Lo slittamento di una settimana è dovuto a questioni tecniche.
IL CASO. «Si tratta di un procedimento complesso», sostiene Bignotti. «Le scuole mandano al Comune i dati definitivi sui nuovi ingressi, che quest’anno sono più di mille. Gli uffici debbono elaborarli per fornire le credenziali d’accesso al sistema di prenotazione alle diverse scuole che, a loro volta, debbono girarle ai genitori. Bisogna considerare che vengono erogati più di 500mila pasti all’anno. Ecco spiegati i motivi del ritardo che dunque è fisiologico». Bignotti è tornato sulla questione morosità: «La vecchia amministrazione ha sostituito i buoni cartacei con quelli digitali, scelta che, pur stando al passo coi tempi, ha favorito la morosità. Il sistema prevede che i genitori, acquistato un certo numero di pasti, prenotino poi telematicamente, giorno per giorno, e segnalino, eventualmente, se il bambino non è presente o non vuole fruire del servizio. Tuttavia, ci siamo accorti che oltre 1.300 utenti, su un totale di circa 3.000, avevano maturato dei debiti che andavano da qualche centesimo, ed è assolutamente fisiologico, fino a 30-35 euro con punte addirittura di 700 euro».
RAFFICA DI PROTESTE. Alcuni genitori, intanto, lamentano il costo eccessivo della ricarica dei carnet telematici con bollettino Mav, pari a 1.20 euro: «La passata amministrazione», ha spiegato Bignotti, «aveva stretto accordi con alcuni esercizi commerciali per la ricarica gratuita, puntando sul vantaggio che i commercianti avrebbero avuto. Tuttavia, si sono verificate alcune situazioni che sono al vaglio delle autorità inquirenti. Per salvaguardare gli interessi dell’amministrazione, si è deciso di ricorrere esclusivamente alla ricarica Mav. D’altra parte, anche i bollini cartacei avevano un costo. È chiaro che se i genitori ricaricano 100 o 200 euro, il costo di 1,20 euro incide davvero poco; al contrario, se si ricaricano, di volta in volta, 10 o 20 euro il discorso cambia. Stiamo provando a venire incontro ai cittadini lavorando all’individuazione di un punto di ricarica gratuito, a gestione comunale».
PRE E DOPO-SCUOLA. Altro problema è quello dei servizi di pre e dopo-scuola, ancora assenti in 3 dei 17 plessi scolastici del Comune. Bignotti non ha saputo indicare una data certa entro la quale verrà trovata una soluzione: «Stiamo lavorando, le ragioni sono legate alla mancanza di personale». Ultima ma non ultima, c’è poi l’emergenza legata alla carenza degli insegnanti di sostegno. A lanciare l’allarme è Miriam Del Biondo, segretaria provinciale Flc-Cgil: «Le graduatorie provinciali sono esaurite e questo sta causando la mancata copertura dei posti previsti dagli organici. In attesa che vengano completati i tirocini formativi, che comunque non termineranno prima di un anno, le scuole possono attingere dalle graduatorie di istituto. Ma questo comporta il fatto che gli incarichi vengono assegnati a docenti che sul sostegno non hanno né titoli né specializzazioni. Le conseguenze di questa situazione sono molto gravi: il ricambio continuo dei docenti compromette la qualità della didattica e purtroppo succede anche che alcune famiglie, in attesa che vengano fatte le nomine, decidano di non mandare a scuola i propri figli. C’è anche un altro problema: l’Inps, al quale è passata la competenza per la certificazione dell’handicap (funzione prima in capo alle Asl), sta togliendo a molti ragazzi lo stato di disabilità. Gli studenti che si vedono revocato il sostegno, appartenenti, perlopiù, a famiglie economicamente disagiate, spesso abbandonano la scuola, perché perdono anche il correlato assegno di frequenza».
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