In Valle Peligna vivono 5mila immigrati
Sono circa 300 i profughi, la Caritas apre uno sportello per aiutare gli stranieri in fuga da guerre e miseria
SULMONA. Sono oltre 5mila gli immigrati spalmati fra Sulmona e i Comuni del circondario, più di 300 i profughi, cioè quelli scappati da guerre, miseria e ferocia nei loro Paesi di origine. Sulla base di questi numeri e delle esigenze sempre maggiori di integrazione, la Caritas ha aperto lo sportello per migranti. Il servizio è stato attivato in collaborazione con la Pastorale delle migrazioni, l’organismo costituito dalla Conferenza episcopale italiana per assicurare l’assistenza religiosa ai migranti, italiani e stranieri, per promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi. Direttore dell’ufficio e responsabile dello sportello è don Filiberto Eni Mba’nchama. L’esigenza di aprire un servizio interamente dedicato agli stranieri si è materializzata soprattutto fra i tavoli della mensa della Caritas, dove molti sono gli stranieri che vanno ogni giorno per un pasto caldo. Fra le prime domande ci sono quelle riguardanti le modalità di accesso alle istituzioni e agli enti preposti per chiedere documenti sulle richieste di asilo, permessi di soggiorno e visti temporanei o meno. Lo sportello avrà proprio lo scopo di seguire i migranti in questo difficile percorso, che comincia coi viaggi sui barconi della morte e prosegue fra i vari centri di accoglienza, in cui i migranti fanno la spola senza riuscire spesso a ricongiungersi coi lori cari, se non scappando e diventando di fatto clandestini. Dai registri e dalle statistiche condotte sulla mensa diocesana va da sè che queste persone vanno ad affollare gli elenchi dei nuovi poveri del Centro Abruzzo. Dal 2011 il loro numero è quadruplicato, raggiungendo i duemila assistiti, mille e cinquecento in più rispetto all’anno precedente. Erano, infatti, 500 nel 2010, 300 nel 2009 e 188 nel 2008. La gran parte di queste persone entra nella mensa passando dall’ingresso posteriore del Vescovado per discrezione; molti sono gli stranieri, soprattutto i romeni, che rappresentano in città una delle comunità più numerose. Sono ormai più di una trentina i clienti fissi del refettorio di via Porta Romana, che nemmeno per le festività hanno il necessario per un pasto caldo o sanno dove andare. In base all’identikit, gli assistiti sono soprattutto sposati, giovani coppie o famiglie in cui uno dei componenti ha perso il lavoro, ma anche pensionati soli. La gran parte di loro vive anche in condizioni di precarietà, non potendosi permettere l’affitto di un appartamento e essendo quelli popolari occupati, con le liste di attesa che si allungano ad ogni bando. Molti vivono in case di pochi metri quadri divise in decine di persone, cui si aggiungono famiglie in lite con uno dei coniugi che dorme in garage o in auto, o sfollati del sisma del 2009 ancora ospiti di parenti e amici. Si declina in questi termini l’emergenza abitativa in città, dove veri e propri senzatetto stanziali non ci sono, anche grazie ai salti mortali dei volontari della Caritas e delle varie parrocchie. «Si tratta di un fenomeno difficile da decifrare», fa notare il vescovo Angelo Spina, «noi con la Caritas assistiamo tantissime persone con difficoltà abitative, come dimostrano le graduatorie infinite delle case popolari. Ma c’è un riserbo delle persone che non ci consente conteggi precisi. Da qui l’esigenza di avvicinarci ai bisognosi offrendo maggiori servizi. Lo scopo dello sportello, infatti, è quello di stimolare un clima di pacifica convivenza».
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