«In via Sallustio da 11 anni c’è ancora molto da fare»

19 Gennaio 2020

Protestano i proprietari del palazzo al civico 81: «Lo hanno abbattuto un anno fa e i lavori si sono bloccati». Tutto fermo anche nella zona alle spalle del Duomo 

L’AQUILA. «E siamo a un anno e più da quando è stato abbattuto il palazzo e tutto è ancora fermo, immobile».
La denuncia arriva dai proprietari dell’edificio di via Sallustio, civico 81, in particolare da Luca Sette, che è un po’ il portavoce oramai delle proteste dei titolari del palazzo, che vanno avanti da mesi, ma senza alcun risultato.
«È una vera vergogna e poi parlano del 78 per cento dell’Aquila rIcostruita. Qui in via SaLlustio non si tratta soltanto del nostro edificio, che è stato abbattuto un anno fa, tra mille difficoltà, ma di tutta un’area che parte da dietro alla cattedrale di San Massimo, via degli Ortolani per intenderci, abbraccia Fontesecco e poi risale per via Sallustio, dove dall’inizio – all’incrocio con via Buccio di Ranallo – fino all’ex edificio delle suore Ferrari, compreso il palazzo Ater, è ancora tutto da abbattere e da ricostruire. Se andrà tutto bene, passeranno ancora 4-5 anni. Se poi ci saranno intoppi, come nel nostro caso», sottolinea Luca Sette, «allora gli anni potrebbero diventare dieci. Per il nostro civico, il numero 81, da più di un anno siamo in attesa di risolvere un problema che riguarda un muro che ricade nella parte vincolata dai Beni culturali. Una vera vergogna, che in oltre un anno non si sia risolto il problema e tutto sia rimasto fermo. Già l’abbattimento è stata una vera avventura: ciò che si poteva fare in una settimana, è stato fatto in oltre un mese per le interruzioni continue che ci venivano imposte», prosegue Sette, «a causa del passaggio delle auto in via Sallustio. Ora siamo fermi perché bisogna consolidare il muro e i pareri non arrivano. Come se si trattasse della Cappella Sistina! È un muro di contenimento che bisogna rinforzare: senza di quello, non si può procedere allo scavo per la ricostruzione del palazzo. Sono 11 anni che non possiamo usufruire dei nostri investimenti e di ciò che ci hanno lasciato in eredità i nostri genitori. A chi andiamo a chiedere i soldi? Al Comune? Al governo? Alla Soprintendenza?».
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