Inchiesta “balconi marci”, il 28 maggio si decide sulla competenza

18 Aprile 2019

La Corte di Cassazione ha fissato per il 28 maggio la data per la decisione riguardante la competenza sull’inchiesta sui cosiddetti “balconi marci” del Progetto Case. Un’indagine avviata dopo il...

La Corte di Cassazione ha fissato per il 28 maggio la data per la decisione riguardante la competenza sull’inchiesta sui cosiddetti “balconi marci” del Progetto Case. Un’indagine avviata dopo il crollo di un primo balcone nel Piano Case di Case di Preturo.
Questo l’evolversi degli atti di questo complesso procedimento.
La Procura di Piacenza, dove erano stati trasferiti dall’Aquila gli atti per competenza territoriale (visto che sarebbe stato commesso lì il reato più grave, una presunta bancarotta fraudolenta), non ritiene di doversene occupare. Questa decisione avviene dopo due anni dal trasferimento delle carte. L’udienza preliminare, dunque, con 29 imputati, non è mai iniziata.
Per questa ragione ora sarà la Corte di Cassazione, dove il fascicolo verrà inviato dal giudice per le udienze preliminari del tribunale emiliano, a sbrogliare la matassa indicando chi è competente.
Questo comporterà altra perdita di tempo se, per ipotesi, gli atti dovranno essere ritrasmessi all’Aquila a fronte di fatti che si sono verificati nel 2014. Tra gli imputati, anche due accusati nel processo all’ex commissione Grandi rischi, poi assolti in appello e Cassazione. Si tratta di Mauro Dolce, responsabile unico del procedimento, e Gian Michele Calvi, progettista e direttore dei lavori. Ai due, come a coloro che hanno presenziato ai lavori e al collaudo, si contesta la frode nelle pubbliche forniture. Si tratterebbe, dunque, di balconi montati male e con legno di scarsa qualità, fatti risalenti alla costruzione e, dunque, a 10 anni fa. Imputati anche sei funzionari comunali per omesso controllo nella manutenzione. Nel mirino anche la Safwood di Piacenza, visto che è imputato Markus Alois Odermatt, presidente del cda della ditta fornitrice del materiale di dubbia idoneità, e alcuni dirigenti. Sono poi accusati di truffa i titolari delle imprese campane che fecero i lavori. A queste persone coinvolte si aggiungono anche i collaudatori.
Comunque vada si prevedono tempi lunghi, per cui è verosimile ipotizzare che almeno i reati come la frode nelle pubbliche forniture, truffa e omissioni varie, cadranno in prescrizione ben prima che l’ipotetico processo di primo grado possa essere definito con sentenza. Tra i legali aquilani che seguono il caso Stefano Rossi, Gianluca Totani Angelo Colagrande. (g.g.)