Inchiesta sugli appalti al Comune: risarcito per ingiusta detenzione

26 Luglio 2022

TAGLIACOZZO. Risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione. Arriva un altro colpo di scena nell’inchiesta sugli appalti al Comune di Tagliacozzo che portò nel 2016 all’iscrizione nel registro degli...

TAGLIACOZZO. Risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione. Arriva un altro colpo di scena nell’inchiesta sugli appalti al Comune di Tagliacozzo che portò nel 2016 all’iscrizione nel registro degli indagati di 16 persone tra amministratori, imprenditori e professionisti e all’arresto di altri cinque, tra cui l’allora sindaco Maurizio Di Marco Testa e l’architetto Carlo Tellone. Proprio quest’ultimo, l’unico ad aver scelto il rito abbreviato, è stato assolto in secondo e terzo grado e ora, dopo sei anni e mezzo, rompe il silenzio per la prima volta alla luce del risarcimento disposto dalla Corte d’Appello.
«Io sono una delle tante vittime di quello che in gergo viene definito errore giudiziario», afferma Tellone, «e quindi lo Stato ha dovuto, come prevede la legge, disporre una riparazione economica per l’ingiusta custodia cautelare domiciliare da me subita. Ha riconosciuto di aver sbagliato e mi rimborsa. Nessuna cifra», sottolinea, «può certo lenire il danno morale subìto, le molte ferite dell’animo e le cicatrici rimaste, il dolore e l’angoscia di quegli anni, la consapevolezza che il tempo trascorso nessuno te lo ridarà indietro. Alle persone perbene un’esperienza del genere cambia la vita e a me l’ha cambiata. Materialmente si tratta di un risarcimento minimo (1.500 euro)», aggiunge il professionista, «ma il valore morale di un giudizio dato dalla stessa magistratura non ha prezzo. Quello che riceverò lo destinerò per il bene di chi è nel bisogno perché condividere serve a sconfiggere il male e il pregiudizio, lo stesso che ha amareggiato 6 anni della mia vita. Nel rispetto del sistema e dei ruoli ho continuato a credere nella giustizia e nella forza della verità, e non bisogna mai arrendersi, anche nei momenti più difficili, perché la verità trionfa sempre. Voglio condividere questa gioia con chi mi ha supportato nei momenti più difficili come la mia famiglia, i miei amici, i miei avvocati e le persone che mi sono state vicino». «Questo», ha dichiarato il difensore, Antonio Milo, «è un caso che dovrebbe far riflettere non solo tutti i cittadini, ma anche magistratura e polizia giudiziaria. Il processo penale è già una pena, che diventa sempre più aspra e afflittiva quando c’è una vasta eco mediatica. Quindi massima prudenza nell’applicazione delle misure coercitive». Il processo con rito ordinario è ancora in corso per 8 persone e la sentenza ci sarà il 15 novembre. (p.g.)
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