Indennità Covid ai lavoratori dell’Asl Uil e Fsi: «Senza nuovi fondi salta l’intesa»

«L’azienda sanitaria stanzi ulteriori fondi per estendere l’indennità Covid di marzo-aprile anche a tutti i lavoratori dell’area comparto dell’Asl che si sono prodigati durante l’emergenza per...
«L’azienda sanitaria stanzi ulteriori fondi per estendere l’indennità Covid di marzo-aprile anche a tutti i lavoratori dell’area comparto dell’Asl che si sono prodigati durante l’emergenza per assistere la popolazione». Il segretario provinciale Uil-Fpl Antonio Ginnetti (nella foto), il responsabile del dipartimento Sanità Uil-Fpl Gianfranco Giorgi e il segretario della Fsi Salvatore Placidi tornano a sollecitare l’azienda sanitaria, dopo che non si è trovato, nell’ultimo tavolo, un punto d’incontro sull’accordo per l’elargizione delle indennità ai dipendenti Asl. «L’accordo, fatto a livello regionale con tutte le sigle sindacali, andava poi declinato per ogni Asl provinciale», precisano. «Il sindacato è stato compatto, lavorando con molta fatica per migliorare l’accordo. Il direttore generale Testa era infatti pronto a chiudere l’accordo già al primo incontro, imponendo un aut aut, ma noi ci siamo opposti perché volevamo ragionare avendo dati oggettivi in mano che dopo numerose insistenze ci sono stati forniti. A nostro avviso, tuttavia, i dati non erano completi, pertanto non si poteva evincere quale fosse la spesa economica reale. Non si è trovato un punto d’incontro e se l’azienda non rivedrà le sue posizioni, la Uil e la Fsi non firmeranno l’accordo». Circa c2 milioni i fondi che la Regione ha messo a disposizione per le indennità Covid dei dipendenti Asl. L’accordo prevede tre fasce di indennità: la fascia A con un indennizzo di 40 euro giornalieri agli operatori sanitari direttamente impegnati nell’assistenza del paziente Covid; la fascia B con un indennizzo di 20 euro al giorno per i lavoratori che occasionalmente hanno avuto contatti con il paziente Covid e la fascia C con un indennizzo di 5 euro giornalieri al personale di supporto. «Abbiamo lavorato per far sì che nulla fosse tolto ai dipendenti delle fasce A e B, che sono poi le persone che sono state in prima linea in questa pandemia, ma è anche necessario allargare la fascia C a tutto il resto del personale non ricompreso nelle prime due», proseguono Ginnetti, Giorgi e Placidi. «Ci sono state tante unità operative e strutture territoriali che a marzo e aprile hanno visto impegnato nell’emergenza sia il personale sanitario che amministrativo che ha rischiato molto a causa della carenza o assenza dei dispositivi di protezione individuale. In alcuni casi questi lavoratori li hanno acquistati di tasca propria».

