Indennizzi per la gestione del Cam La Corte dei conti: vanno restituiti

17 Novembre 2024

Il dispositivo mette in luce irregolarità gestionali e violazioni delle norme in materia di compensi Nel mirino della magistratura contabile le somme indebitamente percepite dal 2016 al 2023

AVEZZANO. La Corte dei conti si è espressa sul caso degli indennizzi al Consorzio acquedottistico marsicano. Il provvedimento, firmato dai giudici Ugo Montella (presidente) e Andrea Di Renzo (estensore), ha messo in luce irregolarità gestionali e violazioni delle norme in materia di compensi e governance. Il Cam spa, costituito nel 1994, è una società pubblica composta da 30 Comuni della Marsica, incaricata della gestione del servizio idrico integrato. Ha adottato dal 2012 un sistema di governance dualistico, con un consiglio di gestione e un consiglio di sorveglianza. Tale scelta, confermata più volte negli anni, è stata giustificata dalla presunta complessità organizzativa e dalla necessità di garantire la partecipazione diretta dei soci. Nel tempo, però, questa struttura ha suscitato dubbi sulla sua conformità al Testo unico in materia di Società a partecipazione pubblica (Tusp), che privilegia il modello dell’amministratore unico che permetterebbe di contenere i costi e garantire più trasparenza. L’ordinanza dei giudici si è concentrata su due punti principali. La decisione di mantenere un sistema dualistico non è stata adeguatamente motivata, violando l’articolo 11 del Tusp. La Corte dei Conti ha infatti rilevato che il Cam si è limitato a fornire giustificazioni generiche come la «complessità organizzativa», senza dare elementi concreti a supporto. In secondo luogo, secondo i giudici contabili, i compensi agli amministratori hanno superato i limiti fissati dalla legge, che impone un tetto massimo pari all’80% dei costi sostenuti nel 2013. La documentazione presentata ha mostrato discrepanze e ritardi nella trasmissione delle delibere relative ai compensi, evidenziando una gestione poco trasparente. È stato così ordinato al Cam di adeguarsi alle normative vigenti, rivedendo sia la struttura amministrativa, sia il sistema di compensi. E vanno restituite le somme indebitamente percepite nel 2023 e negli anni precedenti, a partire dal 2016, dal consiglio di gestione e dal revisore del Cds. La mancata attuazione di queste misure potrebbe comportare ulteriori sanzioni e responsabilità personali. Il caso Cam rappresenta un esempio emblematico delle criticità legate alla gestione di società partecipate. La gestione di tali servizi deve rispondere a criteri rigorosi di legalità e responsabilità. L’ordinanza della Corte dei Conti è stata inviata alla Procura della Corte dei conti, all’Ersi e a tutti i Comuni soci. (p.g.)
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