Ingoia 2 lamette e poi danneggia l’ospedale

11 Giugno 2020

Il pentito era ricoverato all’Aquila. I sindacati: il carcere chiuda il reparto dei collaboratori di giustizia

SULMONA. Prima ha ingoiato due lamette mentre era nella sua cella poi, trasportato in ospedale, ha dato in escandescenze distruggendo la stanza dove era stato ricoverato all’interno del repartino per detenuti del San Salvatore dell’Aquila. A rendere nota la vicenda i rappresentanti dei sindacati penitenziari che proprio alla luce del nuovo evento, sono tornati a chiedere la chiusura del reparto dei collaboratori di giustizia del carcere di Sulmona.
«Con l’ultimo episodio si è riaperta una falla all’interno del carcere sulmonese che sta mettendo a nudo un annoso problema: la presenza di un reparto, quello dei collaboratori di giustizia, eccessivamente delicato per giustificarne l’esistenza in un penitenziario votato al contenimento di circuiti ad alta sicurezza», sottolineano in coro Oreste Leombruni (Osapp), Mauro Nardella (Uil Pa), Francesco Tedeschi (Cisl Fns), Giuseppe Mazzagatta (Uspp), Cosmo De Luca (Cnpp) e Massimiliano Doria (Cosp. «Il detenuto, che presenta evidenti problemi psichici, già in passato, subito dopo il suo arrivo nel carcere peligno, si era reso protagonista di un altro gravissimo episodio distruggendo prima la sua cella procurandosi ferite e contusioni e poi alcuni macchinari del pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona dove era stato trasportato per le necessarie medicazioni. In quella circostanza il recluso fu bloccato grazie al coraggioso intervento degli agenti penitenziari di scorta, che riuscirono ad evitare che l’uomo colpisse anche i sanitari dell’ospedale che lo stava visitando. Già in precedenza avevamo chiesto la chiusura del reparto dei collaboratori di giustizia per la grave carenza di organico e la sua sostituzione con un circuito più attinente alla peculiarità che il carcere di piazzale Vittime del dovere ha, ovvero quello di ospitare detenuti ad alta sicurezza», evidenziano i sindacalisti del cartello unitario. «Per tale motivo, nell’assemblea in programma per domani nel piazzale antistante la casa di reclusione, si parlerà anche di questo delicatissimo problema».
«Lo faremo», spiegano i sei sindacalisti, «certi del fatto che una sua chiusura, oltre a garantire una migliore gestione delle dinamiche penitenziarie, consentirebbe il recupero di non poche unità di polizia penitenziaria. Inoltre la sua chiusura, con una adeguata modifica, potrebbe favorire l’implementazione – nell’area da esso occupato – di un reparto multi video conferenze idoneo allo svolgimento di processi in remoto, più efficace e sicuro rispetto a quello attualmente in dotazione del carcere». (c.l.)
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