Interviene lo psichiatra Crepet: «Così i ragazzi ci chiedono aiuto»

L’AQUILA. «Il disagio giovanile non è nulla di ereditario, non è una tara genetica, ma è qualcosa di comunicabile e i giovani ce lo stanno comunicando, eccome»: esordisce così lo psichiatra Paolo...
L’AQUILA. «Il disagio giovanile non è nulla di ereditario, non è una tara genetica, ma è qualcosa di comunicabile e i giovani ce lo stanno comunicando, eccome»: esordisce così lo psichiatra Paolo Crepet, facendo riferimento agli alti tassi di disagio e criminalità che riguardano sempre di più i giovani di questo paese – e anche dell’Aquila – nell’incontro di ieri pomeriggio all’Auditorium del Parco del Castello dal titolo “I giovani: tra genitorialità e prospettive future”. Auditorium gremito in ogni ordine di posti e tante persone rimaste fuori per ascoltare il professore attraverso gli altoparlanti. Un occasione per parlare di disagio giovanile a partire da tutto ciò che si muove intorno i ragazzi, a cominciare dai genitori. Presenti anche il sindaco Pierluigi Biondi, l’assessore alle Politiche sociali Manuela Tursini, l’assessore alle Politiche giovanili Ersilia Lancia e il presidente del consiglio comunale Roberto Santangelo.
Il disagio giovanile il professore lo attribuisce non solo all’uso smodato di smartphone e dispositivi digitali, ma anche al rapporto ormai rovesciato tra figli e genitori, con i primi che cercano di somigliare subito agli adulti attraverso comportamenti allarmanti – il riferimento è all’abbassamento dell’età media in cui si comincia a fare uso di droghe - e i secondi che sognano di tornare a quando avevano vent’anni ricorrendo agli stratagemmi più assurdi. E cita, Crepet, l’esempio degli ultra quarantenni che si presentano nel suo studio con i jeans strappati e anche quello del magnate americano Bryan Johnson che sta spendendo una fortuna pur di rimandare i segni del tempo sul suo corpo.
Un rapporto, quello tra genitori e figli, che secondo il noto psichiatra sarebbe quindi alla base di tanti casi di cronaca sempre più frequenti: il riferimento è alla strage di Corinaldo per andare a sentire un concerto di Sfera e basta, con i genitori che accompagnano i figli minorenni a mezzanotte fino alle porte del locale. «Ma li avete mai letti i testi di Sfera e basta?», si chiede quindi Crepet. «Per carità, ai miei tempi c’era Woodstock, dove erano tutti scappati di casa. Ma quante mamme pensate ci fossero a Woodstock?» È ironico Crepet, ma il messaggio è chiarissimo: «Lasciamo sbagliare da soli questi ragazzi finché siamo in tempo. Non possiamo pensare di proteggerli da tutto. È la vita ad essere di per sé un rischio. E invece noi stiamo andando esattamente nella direzione opposta: quella dell’appiattimento, della normalità che fa rima con mediocrità, e i risultati sono già sotto gli occhi di tutti».
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